giovedì, 18 giugno 2009




Sapete, è che Cerveza si affeziona alle cose più impensabili, difficilmente alle persone che ha accanto a sè.

Cerveza si affeziona ai suoi Dylan Dog, tutti i 273 numeri più i vari extra e speciali. Ne rilegge tre almeno una volta a settimana.

Cerveza si affeziona ai quaderni delle superiori, persino a quelli di chimica e greco (mai a quelli di matematica), e li conserva. Ha un ripiano nella scrivania stipato di roba del liceo (in primis i diari smemoranda) e non li butterà mai. Anche perchè nonsisamai potrebbero tornare utili.

Cerveza si affeziona agli ombrelli, e anche ad agosto ne ha uno sempre in borsa. Ne aveva uno con su stampato un campo di quadrifogli e, ad intervalli, delle margherite bianche. Le margherite bianche sono i suoi fiori preferiti, e i quadrifogli le ricordano tanto l'Irlanda, il suo paese preferito, dove vorrebbe tanto andare a vivere. Quindi era un connubio perfetto.  Il suddetto ombrello Cerveza lo perdette ad aprile, in una pizzeria dove si era recata con Fidanzato ed altri amici. Si accorse di non averlo più ormai sulla strada del ritorno, e pianse calde lacrime.

Cerveza si affeziona alle borse. Su 100 vestiti solo 5 resistono al cambio di stagione e tutti gli altri vengono dati via, ma ci sono borse che Cerveza ha da quando andava alle medie, e non le butterebbe per nulla al mondo. Le cambia spesso e volentieri, è raro vederla due sere di seguito con la stessa borsa, ma non lo fa per fare sfoggio o millantare moda: semplicemente ritiene senza cuore il prediligere una sola borsa, mentre le altre restano stipate al buio nell'armadio. Quindi fa prendere a ciascuna una boccata d'aria a sera.

Cerveza si affeziona agli orologi. Quello che ha adesso poi, lo adora. Ha il cinturino di pelle bianco e il vetro a prisma, e come sfondo c'è un cielo nero puntato di stelle madreperlacee con la luna che fa capolino una volta al mese, a seconda delle fasi lunari. Ha conservato persino l'orologio flik flok che sua madre le aveva regalato a 6 anni per insegnarle a leggere l'ora. (Bellissimo questo, lilla con dei cuoricini fucsia e due cigni a formare un cuore nel centro.)

Cerveza si affeziona agli elettrodomestici. Il televisore che manda i colori sfalsati se l'è fatto mettere in stanza, non avrebbe tollerato l'idea di gettarlo.

Cerveza, soprattutto, si affeziona ai personaggi della pubblicità. Ma non a tutti eh?, ma ce ne sono alcuni che vedi per anni anni e anni, e poi all'improvviso li tolgono e ti resta come un vuoto.

Che cazzo di fine ha fatto Kaori, della pubblicità del Philadelphia???
Quella semi giapponese/cinese/coreaa che faceva ginnastica nella spiaggia e non si capiva che ruolo avesse in quella famiglia di ricconi. Colf? Ragazza alla pari? Studentessa erasmus? Fatto sta che io rivoglio Kaori. Che cazzo di fine ha fatto?!

Oppure, il mitico, splendido, incredibile maggiordomo per eccellenza: Ambrogio! Lui, che con il suo self control invidiabile alla frase "Ambrogio, ho voglia di qualcosa, ma non so cosa" era capace di rispondere "Ma si prenda un Ferrero Rocher" anzichè "Ma si allippi a sto cazzo!". Dov'è Abrogio? Dov'è?

O il vecchio capitan Findus!!! Adesso hanno messo una snello 30enne dai capelli neri, ma a me manca il vecchio marinaio dai capelli canuti che sfidava i suoi reumatismi pur di farti avere filetti di merluzzo ottimi!

O il sorriso da coniglio del vecchio bambino delle barrette kinder!!!

Perché ci avete tolto questi individui??
Perchè??




Adiòs!

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza alle 13:24
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domenica, 31 maggio 2009




Ma in effetti Cerveza ha poche fortune nella vita.
Troppa sfiga che la perseguita.
Parliamo del suo segno zodiacale ad esempio: i Pesci.
Cerveza è dei pesci (nata il 20 febbraio, il primo giorno dei suddetti), e i pesci sono il dodicesimo segno dello zodiaco: l'ultimo.
Ora, avete idea cosa significa per Cerveza ascoltarsi il suo oroscopo?
Significa sorbirsi 45 minuti di tiritera su tutti i segni dello zodiaco, con l'astrologo di turno che raccomanda loro persino ricette e il colore da usare per i calzini, e dopo 45 minuti 45, arriva ai pesci e, ormai stremato, si limita a dire:
Ora passiamo ai pesci. Cari nati sotto il segno dei pesci, Tutto bene.
Arrivederci a domani.

Cioè, è frustrante!

Oppure, vogliamo parlare della squadra preferita di Cerveza?
Cerveza tifa Juventus.
Che oggi dire "tifo Juve" è come dire, due anni fa, "tifo Inter".
Il suo calciatore preferito parla con gli uccelli, insomma!

Le sue sigarette preferite sono le Marlboro light: una marca tra le più care (io son rimasta a 4,50€ a pacchetto, poi non so).

Cerveza è di sinistra. Estrema sinistra. Così tanto a sinistra che quasi quasi torna a destra. Direi che non ho bisogno di aggiungere altro a questo.

Cerveza è iscritta a Scienze della comunicazione, la facoltà più inutile del mondo che non le farà mai trovare un lavoro. E vuole fare la giornalista, è più facile diventare velina.

Cerveza è rossa, quindi fin da piccola si è dovuta sorbire tutti i Rosso malpelo della circostanza, le ustioni d'estate anche con la protezione 90, le lentiggini sul naso. E poi, gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le more. E le rosse??? Amanti a vita? O le veline ad esempio. La mora e la bionda. E le rosse???? Questa è pura discrimanzione, oh!

Cerveza è in miniatura. E' alta un metro e sessantacinque centimetri, pesa 48 chili, ha la seconda di reggiseno, le mani piccole, i piedi altrettanto, lo spessore del costato insignificante e la forza di un gattino (a parte quando si incazza che si trasforma nell'incredibile Hulk.) Insomma, a parte la pancia perfetta e l'assenza di tette, somiglia un pò alla Eva Longoria (ho detto un pò, non rompete). E per contro le è sembrato logico trovarsi un Fidanzato di un metro e ottantacinque, che pesa quasi 30 chili più di lei e che la solleva come lei solleva una barbie.
Potrebbe anche rompersi.

Cerveza non mangia pesce, mangia solo crostacei: ora fate la differenza tra un chilo di alici e un'aragosta e capirete perchè il suo Fidanzato le dice che cosuma più di una Ferrari con il freno a mano tirato.

E, ricollegandosi al segno zodiacale, è molto lunatica e quasi sempre insoddisfatta.
E la sua pietra è, neanche a dirlo, il diamante.

Cerveza è siciliana, quindi deve sorbirsi tutti i "mafiosa" della circostanza, tutti i "terrona" che le buone maniere impongono, e ogni "delinquente" che le vien detto in amicizia.

Ha la pelle secca, quindi deve immergersi in un vasetto di crema Jonson (come minchia si scrive?) almeno due volte al giorno. E la suddetta crema non costa come l'acqua.

I suoi capelli non sono nè lisci nè ricci, deve essere lei a dar loro una forma decente, altrimenti assomiglierebbero alla criniera di un leone.





...Però in compenso ha un bel sedere.

Adiòs!

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giovedì, 14 maggio 2009

LaCapa dice che quando scrivo di getto scrivo benissimo.
Sarà vero?



"Posso dire che, per la prima volta in vita mia, sono davvero davvero felice."

E se invece non lo fossi?
Cioè, ho tutte le basi per esserlo. Sono felicissima di amare ed essere ri-amata allo stesso modo, sono felicissima di aver riallacciato vecchie amicizie, sono felicissima di averne allacciate di nuove, sono felicissima e soddisfattissima della mia attuale vita.
Ma se ci fosse altro?
Ecco cos'è. C'è altro. C'è un fantasma che mi porto dietro da sei mesi, c'è una situazione in sospeso che per quanto possa mettere a dormire, basta un niente e torna a martellarmi in testa.
Basta vederti di sfuggita per un minuto, e vedere la mia e la tua indifferenza cozzare come due macigni. Ci sono le spiegazioni che non mi hai mai dato, e quelle che non ti ho potuto dare io. C'è la comprensione che cercavi e non ho saputo (nè voluto) darti, e la comprensione che mi avresti potuto dare se fossi rimasta al mio fianco. Forse mi illudo, ma non ne sono così sicura. Perché per come era il nostro rapporto tu saresti stata la prima a cui avrei confidato tutto, la prima a cui avrei chiesto un parere, la prima che avrei ascoltato. E, per come era il nostro rapporto, mi avresti capito, come mi hanno capito tutti coloro ai quali ho parlato al posto tuo. Come non mi hanno giudicato ma compreso. Come mi sono stati accanto fase dopo fase, giorno dopo giorno, paranoia su paranoia, fuga su fuga, resa dopo resa. Forse l'avresti fatto anche tu, con tutte le complicazioni del caso, come altri lo hanno fatto con le stesse complicazioni. Ma tu non c'eri e io non ero disposta a cercarti, io ti odiavo e un pò ti odio tutt'ora, perché te n'eri andata e mi avevi tagliato fuori dalla tua vita. Ero certa che non saresti più tornata. E invece l'hai fatto. Ma l'hai fatto troppo tardi. Quando ad andarmene ero già stata io. Ti odiavo e un pò ti odio tutt'ora, ma riesco a farlo solo un pò. Era del tutto fino a stamattina, ma poi ho fatto una cosa che avevo giurato di non fare più. L'averti intravista mi aveva messo i grilli in testa, io dovevo sapere e dovevo capire. Allora ho letto quello che hai scritto.
Ho letto delle tue lacrime e della tua disillusione, ho letto quello che era accaduto e la tua decisione, ho immaginato ogni frase da te scritta, ogni gesto che dicevi di fare, ero accanto a te e ai vestiti nel sacco, ero seduta sul tuo letto mentre piangevi piano, ti toccavo la spalla in segno di conforto davanti alle fotografie dei sei mesi precedenti. E tutto l'odio che provavo e che credevo mi sarebbe rimasto a vita, se n'è semplicemente andato all'istante. Forse non ho nessun diritto di provare queste cose, forse devo semplicemente rassegnarmi alla parte del mostro che mi è stata assegnata senza appello, forse devo soltanto tenere la testa alta davanti all'ennesimo segno di disprezzo, forse devo davvero cancellare tutto quello che c'è stato. Ma non voglio farlo. Non voglio cancellare il bene che ti volevo e che forse ancora ti voglio, senza alcuna spiegazione logica. Non voglio cancellare tutto quello che abbiamo condiviso. Non voglio farlo, e non posso farlo: è grazie a tutto quello se sono quello che sono.
Probabilmente verrò condannata di nuovo, e non ho intenzione di dire che non me lo meriti. Chi è senza peccato scagli la prima pietra no? E io sono troppo stronza per non averne. Ma, sai come si dice, anche il diavolo può piangere. E il fatto che oggi sia successo non significa assolutamente niente. Dovevo solo sfogarmi e scrivere queste righe. Nel tuo mondo non c'è più spazio per me.

Adiòs.

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martedì, 05 maggio 2009




La televisione di Cerveza sogna un mondo migliore.

La tv della cucina di Cerveza -il luogo dove ci si lobotomizza per eccellenza- si è rotta. Cioè, si vede ancora, ma si è mezzo fuso il tubo catodico (o qualche altro componente, non è che Cerveza ripara televisioni per mestiere) e trasmette tutti i colori sfalsati. Cerveza è sempre rimasta affascinata dal funzionamento della televisione e, sebbene gliel'abbiano spiegato molte volte, proprio non riesce a farselo entrare in testa. Resta solo sconcertata da come sia possibile che un'invenzione del genere (che a lei non sarebbe passata nemmeno per l'anticamera del cervello) esista e funzioni. La televisione di Cerveza, come tutti gli animali e gli elettrodomestici entrati in casa sua, si è umanizzata, e si è rivelata sorprendentemente di sinistra.
La tv di Cerveza sogna un mondo migliore. Un mondo con il sole viola e il mare verde, un mondo in cui le imposte della pubblicità della Amuchina non sono più di un rosso fuoco stagliate contro un bianco impossibile, accostamento che le ha sempre ricordato la morbosità degli ospedali, ma di un blu elettrico che la rilassa. La tv di Cerveza sogna un mondo in cui gli alberi sono rosa e lo sfondo del TG3 manda bagliori molto hippie (fucsia, verde acido, giallo). Un mondo dove le tende dei terremotati d'Abbruzzo sono rosa shocking, un mondo dove il parrucchino di Berlusconi è magenta, un mondo dove l'incarnato è di un pallido azzurro che ricorda il bagliore lunare. Un mondo dove le cravatte dei leghisti sono del rosso più bolscevico possibile.
Mi sa che non lo cambierà mai.

Another wold (of colours) is possible!

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martedì, 28 aprile 2009



(Nota divertente che non c'entra nulla con il post a seguire: Madre di Cerveza, prima che diventasse cattolica -nessuno è perfetto- aveva una calamita che Cerveza adorava. Era sempre attaccata nella porta della lavanderia, e bimba Cerveza rideva sempre quando la vedeva. Era un rettangolo con la foto del su mostrato Christopher Lambert. E sotto la scritta "Ovunque proteggimi". Che genialata.)


Ne resterà soltanto uno.

Il fatto è che con la chiavetta vodafone posso star connessa solo 3 ore al giorno. E sono poche, mi bastano appena appena per controllare facebook (ebbene si, Cerveza non si fa mancare nemmeno un social network).
Quindi non mi viene di scrivere post. Proprio, non ci arrivo. Ma non posso lasciar morire il blog (anche se, vedo, con tutto che lo visito solo una volta al giorno e non aumenta il counter dei commenti, quello delle visite schizza a mille, una sessantina al giorno. Come mai ah? XD)
Oggi Cerveza scrive perchè sta male.
Ma non male cosmico eh? Ha il raffreddore e la tosse -.-
In un vecchio post (che ora mi secco ad andare a cercare per linkarvelo, ma fidatevi: c'è.) Cerveza aveva accennato al suo rapporto con le malattie. Adesso (meglio tardi che mai) lo approfondirà.
Innanzitutto bisogna ricordare che per Cerveza e la sua famiglia le malattie non esistono, sono invenzioni delle case farmaceutiche per far soldi con gli ipocondriaci. La febbre a 40° può essere solo "un pò di debolezza" e comunque non è una buona scusa per stare a letto.
La famiglia di Cerveza è longeva e tutti muoiono di morte naturale, nonostante siano tutti fumatori accaniti, alcolisti famosi, aspirapolveri a tavola.
La famiglia di Cerveza non va mai dal dottore, nè in ospedale, che "quelli ti ammazzano". Fanno le analisi del sangue due volte l'anno ma non perché vogliono controllarsi, ma solo per dare un pò di brivido alla loro vita.

Fratello di Cerveza: "Ommioddio il mio livello di sodio è di 7.4 anzichè 7.6!"
Cerveza: "Morirai. Sappilo."
Se chiedeste a Cerveza "Come stai?", anche se in quel momento avesse le coliche renali e una polmonite fulminante con contorno di febbre a 42° e caviglia slogata, vi sorriderebbe e vi direbbe "Tutto bene, grazie. Vogliamo parlare della situazione del debito pubblico?"
La famiglia di Cerveza è composta da Highlander, ebbene si.
L'altra sera, ad esempio.
Cerveza era uscita con Fidanzato (ho deciso che d'ora in poi lo chiamerò così nel blog), ei fu comesucculente e il consorte di quest'ultima. Scopo della serata era guardarsi un film, ma invece i nostri 4 pensarono bene di andare a procacciare del cibo, e chi s'è visto s'è visto. E la meta fu -mi vergogno persino a scriverlo- il Mc Donald. Ora ci vorrebbe una digressione su quanto Cerveza detesti il Mc Donald per un milione di motivi (anche se le patatine fritte sono qualcosa di incredibilmente buono), ma già mi sta costando fatica finire sto post tra uno starnuto e l'altro, che se non fosse che "ormai l'ho cominciato" me ne sarei andata; Cerveza odia il Mc Donald ma il perchè non vi è dato saperlo, oh! Dicevamo.
Dopo due Mc Toast e due porzioni grandi di patatine fritte (aveva un pò fame), il cibo ingerito in quel luogo infausto pensò bene di causarle un blocco intestinale. Per chi l'ha mai provato e sa quanto doloroso può essere sentire il proprio intestino che smette di funzionare, con tutte le conseguenze derivanti, sa cosa significhi.
Cerveza, che nel frattempo aveva raggiunto il luogo dove gli altri amici stavan guardando il film in attesa del loro arrivo, si è limitata a sussurrare un "Sono fuori a prendere un pò d'aria" a Fidanzato, dopo di che è uscita -sempre dignitosamente e con il sorriso sulle labbra- cercando di mascherare il dolore lancinante allo stomaco e la nausea che si impadroniva sempre più di lei. Purtroppo non aveva considerato le reazioni involontarie del suo organismo, e il pallore cadaverico del suo volto non era andato giù ai suoi amici, che la seguirono fuori. Sebbene il dolore fosse simile e prossimo alle doglie, Fidanzato e amici, non appena uscirono, trovarono una Cerveza che respirava un pò a fatica si, ma che non faceva nemmeno una smorfia di dolore e aveva il suo solito sguardo languido e tranquillo. Solo dopo molti, molti, molti tentativi di farla parlare Cerveza ammise di "non sentirsi molto bene", e la sua recita avrebbe potuto funzionare ancora se ad un certo punto il suo organismo, viscido traditore, non avesse deciso che il dolore era un pò troppo e quindi era il caso di svenire.
-Cerveza sviene in modo plateale, molto dama dell'800-
-E comunque non è che non diceva che stava male per fare la forte (perchè Cerveza E' forte), ma voleva evitare preoccupazioni inutili e, soprattutto, evitare di mostrarsi debole in pubblico. Ama stare al centro dell'attenzione, ma non per queste cose, per dio.-
Difatti, Fidanzato, che la sorregge subito e tenta di farla riprendere, si preoccupa fino all'inverosimile e non le consentirà di camminare con le sue gambe per tutta la sera -si lo so, romantico, ma anche che strazio. In fondo stavo benissimo!- comesucculente e compagnia cantante entrano subito in azione -bagnale la faccia, anche i polsi, comesucculente mi stai facendo la doccia!, fatela respirare fatela respirare, forse è meglio se sta coricata, andiamo al prontosoccorso!- e Cerveza, grata al suo intestino che nel frattempo ha ripreso a funzionare, si libera dalle grinfie dei suoi salvatori e alza le mani al suono di "Non è nulla, non è nulla, sto bene." Si volta verso la telecamera e dice "Bambini, non imitatemi. Non ci riuscireste", sorriso a trentaduedenti, e adesso pubblicità.
Cerveza e la sua famiglia sono così. Hai la febbre? Non metterti a letto che sennò ti sale ancora di più! Ti sei slogata la caviglia? Camminaci, camminaci e passa tutto! Hai l'influenza? Ma solo tu potevi avere degli anticorpi così fasulli da prendertela! Hai dolori mestruali che ti spaccano in due lo stomaco? Beviti un bicchierino di baileys e passa tutto!
Ma adesso fermi tutti e stop alle telefonate, datemi il grafico del televoto e una fottutissima aspirina, perché giuro che se starnutisco ancora una volta vado in bagno e mi impicco sul bidet urlando "Jambalaya".
Odio stare male, lo odio.
Grrr.

Adiòs!







(Etciù)

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martedì, 21 aprile 2009




Shhhhhhhhhhhhhh.


Cerveza ha ripreso a scrivere.
E si è data al fantasy.
Non pensava di avere così tanta fantasia.
Quando troverà un titolo, la pubblicherà su Born Writer.
Nel frattempo, shhhhhhhhhhhhhhhh.


Adiòs!

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sabato, 11 aprile 2009




Primo assioma fondamentale di Cerveza.

In vino veritas.
In sangue caritas.
In scarpe adidas.
In doccia badedas.
E in culo un ananas.


Certo che quando bevo sono troppo raffinata.

Adiòs!

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martedì, 07 aprile 2009




Cerveza presenta "Le cose da non fare mai a letto. O cinque minuti prima. O cinque minuti dopo."

A parte la filmografia (vedi il chiamare il pene "principessa Sofia" in "Come farsi lasciare in 10 giorni) e le varie frasi che improbabili decaloghi via internet propinano (Hai chiuso il gas?; La casa è a norma antisismica?; Sono briciole o è una malattia venerea?) Cerveza vi racconterà alcuni aneddoti di vita vissuta (alcuni suoi, altri conosciuti per gentile concessione della sfiga sentimentale dei suoi amici). Tutto vero, niente di inventato.
Procediamo.

Una donna a letto non deve MAI:
Chiamare l'organo sessuale del suo compagno con epiteti di confermata ridicolezza come: cippi picci, bastoncino, pappagallino, piccolino, stanghetta, pinguino, cioccolatino. La virilità del suddetto ne uscirebbe terribilmente scalfita, e l'attrazione per la donna pronunciatrice di tali blasfemie si ridurrebbe drasticamente.

Un uomo a letto non deve MAI:
Interrompersi ogni cinque minuti per chiedere "Ti sta piacendo?" e concludere ogni prestazioni con frasi del tipo "Che voto mi daresti da 1 a 10?; Nessuna si è mai lamentata!; E il tuo ex quanto durava?; Sei rimasta impressionata eh?!; Svegliami quando te ne vai." E, soprattutto, per piacere, per piacere, almeno un sorriso, uno sguardo complice, un gemito, un dimostrare che vi sta piacendo! Non è semplicemente svuotarsi i coglioni e concludere con un "Mh." secco. Fare sesso non è né un quiz a premi, né (ebbene si, tenetevi forte) qualcosa di cui vantarsi con gli amici al baretto. Rendete la donna partecipe, per dio!

Una donna a letto non deve MAI:
Stare ferma, immobile e zitta, o mettersi a parlare del prodotto interno lordo della Cina. Quell'essere che si muove sopra (sotto, dietro, di lato) di voi sta facendo uno sforzo: Ricompensatelo! E imparate anche a coordinare i movimenti: non è il caso di farvi crollare addosso una libreria con un colpo di ginocchio. (Capitano anche queste cose XD)

Un uomo a letto non deve MAI:
Svilire la propria virilità usando, nel bel mezzo di un focoso amplesso, nomignoli idioti da attribuire alla partner o a parti del corpo di essa. Banditi quindi: coniglietta, cucciolotta, bambolina, fiorellino, zuccherino, pallina o cuoricino. Siate uomini, e che cazzo! Oppure, per contro, lasciarsi trasportare un pò troppo: della serie "prendilo tutto lurida puttana" XD. Ed evitate, una cosa che ho scoperto fanno in molti, di chiamare la donna per nome. Cioè, per dirla oxfordiana, è sotto di te e te la stai ingroppando, cosa la chiami per nome??

Io mi fermo qua, se c'è qualcuno che vuole aggiungere qualcosa poi stampiamo un libro XD

Il sesso è un gioco si, ma come tale ha anche delle regole che van prese seriamente, per dio!


Adiòs!

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giovedì, 02 aprile 2009




Ogni tanto appaio, proprio come i fantasmi.

Allora, fans e gente-che-odiandomi-fa-aumentare-il-counter-di-visite-e-commenti, come va? La vostra Cerveza manca da un mese in questo blog ma, giuro, non è stata colpa sua. E' che la Madre di Cerveza ha deciso di sperimentare nuovi rimedi per sfuggire alla crisi e la vostra eroina si è ritrovata da un giorno all'altro senza internet e telefono. Devo dire che le è giovato però, ha finito tutti i libri che erano in attesa di essere letti da due anni a questa parte. Adesso Madre, mossa da pietà verso la figlia, le ha portato in dono pasquale una internet key, ed eccola tornare a voi come i virus intestinali che restano in incubazione mesi interi e poi, nel momento meno opportuno, esplodono in crampi e fitte.
Mi sono appena paragonata ad un virus intestinale, ma vabè, c'è in giro chi dice di peggio XD

Cos'è accaduto in questo mese? Talmente tante cose, e cose talmente intense, che 30 giorni sono stati per lei come 10 anni. Non è che le sono spuntate le rughe e le si è allargato il punto vita, non lo sa nemmeno lei come sia possibile una cosa del genere, perché il suo cervello e le sue sensazioni abbiano iniziato a galoppare così in fretta. Sarà l'intensità dei momenti, sarà l'attesa spasmodica che la consuma durante il giorno sognando la sera, sarà che da troppo tempo non si fa una canna, ma le cose stanno così. Chi segue questo blog da abbastanza tempo sta leggendo adesso di una Cerveza inedita. Che si, magari conserva un pò del suo acido e del suo sarcasmo, che si, è sempre forte e battagliera, ma per la prima volta è senza barriere e senza maschere. Senza trucco e senza inganno. Come mai?
La spiegazione è la più banale e ovvia: ama.
Ama davvero, dopo cinque anni che non provava sentimenti simili. Dopo che aveva rinunciato a sentimenti simili. Dopo che aveva iniziato a credere che sentimenti simili non esistessero, che se mai li aveva provati, era stato solo il frutto della sua fervida immaginazione da 16enne.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi.
Per la prima volta in vita sua lascia che sia un'altra persona a prendersi cura di lei. Una cosa che ha l'effetto di una revolverata in piena faccia.
Ha sciolto la più dura delle sue leggi e la più impietosa delle sue restrizioni senza nemmeno pensarci un attimo. Forse senza nemmeno accorgersene. Quello che pensava le fosse precluso, quello che guardava con ansia e orrore, quello che non voleva vedere voltando il capo dall'altra parte e ridendoci su, credendo che non facesse per lei, le ha dato un colpo alla nuca così forte da stordirla, da lasciarla senza fiato, e quando ha rialzato di nuovo la testa c'era una mano davanti a lei per aiutarla a rialzarsi, e uno sguardo che le mostrava come un giardino incantato tutto quello che prima allontanava.
Ecco, Cerveza è cambiata. In un modo sottile e infinitesimale, un sassolino nell'oceano. Ma un sassolino abbastanza grande da far crollare tutte le barriere architettoniche costruite dentro di lei, quelle stesse barriere che la mantenevano vigile e pronta a graffiare al minimo accenno di pericolo.
Adesso tutto questo non c'è più, al suo posto solo un sorriso, quello che non si leva più dal suo volto, e una promessa al suo dito, quella di una vita insieme, in ogni paese e ad ogni costo, ovunque e con qualunque mezzo, attraverso giorni di buona fortuna e di festa, attraverso giorni di mare agitato e tempesta, attraverso gli anni, le strade, gli oceani e le terre, attraverso momenti felici, le gioie, i pianti e le guerre.

Quando inneggi alla rivoluzione non scordarti mai che la prima cosa da rivoluzionare è te stesso.


Adiòs.

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martedì, 03 marzo 2009

Finiamola qua.

Cerveza ha un carattere particolare. E' in grado di pagare per i suoi errori se pensa di averne fatti, e lo fa a testa alta. E sempre nella stessa posizione sa affrontare qualsiasi discussione, sia che le si vada contro, che a favore. Ma c'è una cosa che Cerveza non può tollerare: la gente che non ascolta nemmeno ciò che ha da dire e non ha le palle di dirle le cose in faccia. E, sopporta ancora meno, chi non sa un emerito cazzo delle cose e parla a sproposito. Quindi, fatevi un favore: ditele le cose in faccia se ne avete le palle, oppure tacete, che farvi duecento lire di cazzi vostri male non vi fa, ed eviterete di incorrere nella sua ira funesta...vi assicuro che non sarà una cosa piacevole.

Detto ciò, Cerveza deve raccontare cosa è accaduto, come sia possibie che in un giorno abbia rivoluzionato l'intera sua vita. E, con il permesso di LaCapa, lo spiegherò con un brano di Alessandro Baricco.

"-Schifezze.
- Cosa sono le schifezze?
- Sono cose che nella vita non bisogna fare.
- E ce n'è tante?
- Dipende. Se uno ha tanta fantasia, può fare molte schifezze. Se uno è scemo magari passa tutta la vita e non gliene viene in mente nemmeno una.
La cosa si complicava. Pekish se ne accorse. Si tolse gli occhiali e lasciò perdere Jobbard, i tubi e le altre storie.
- Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E li i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme. Capisci?
- Si.
- Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c'è una strada molto semplice: restare puliti.
- Puliti?
- Puliti dentro, che vuol dire non aver fatto niente di cui doversi vergognare. E fin qui non c'è niente di complicato.
- No.
- Il complicato arriva quando uno si accorge che ha un desiderio di cui si vergogna: ha una voglia pazzesca di qualcosa che non si può fare, o è orrendo, o fa del male a qualcuno. Okay?
- Okay.
E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
- Già.
- Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola li la schifezza.
- Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
- No. Ma sta' attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. E' solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.
Pehnt stette un po' a pensare.
- Ma quante volte lo si può fare?
- Cosa?
- Fare schifezze.
- Non troppe, se si vuole riuscire a dormire ogni tanto.
- Dieci?
- Magari un po' meno. Se sono vere schifezze, un po' meno.
- Cinque?
- Diciamo due. poi se ne scappa qualcun'altra.
- Due?
- Due."

Ed è esattamente ciò che è accaduto a Cerveza. Lei, la cui morale era a prova di bomba, lei, la cui forza di volontà piegava l'acciaio, lei, la cui onestà era limpida e cristallina, lei, i cui sentimenti erano congelati da cinque anni.
Cerveza ha capito che i desideri "non si può prenderli in giro più di tanto". Cerveza ha capito che con la volontà poteva fare tutto, ma quando le sue forze vennero a mancare, quando non ce la fece più ad andare contro se stessa, quando pur di non ferire chi le stava intorno si teneva la gastrite nervosa che le stava divorando lo stomaco, quando il giorno del suo compleanno i pensieri inespressi e i desideri insoddisfatti le levarono il sonno, capì che non poteva più continuare ad andare avanti così. E allora che fare? Sparire da tutti e tutto, o scatenare una guerra?
Sparire da tutto e tutti. Ecco la scelta che aveva preso. Ha iniziato troncando la storia con il suo ragazzo, quello che l'accompagnava da due anni e che tante cose belle, ma altrettante brutte, le aveva regalato. Aveva capito di non provare più i sentimenti che avrebbe dovuto provare, aveva capito che dopo un anno e mezzo passato a tenere da sola un rapporto, si era arresa e non aveva più voglia e forza per continuare. Si, sparire era la cosa più giusta.
Ma durante una conversazione possono accadere tante cose. Può accadere di iniziare a parlare del più e del meno, per finire con il confessare a quella persona con cui si sta parlando che si, è vero, c'è altro dietro al fatto di aver lasciato lui. C'è la voglia di sparire per non cadere in tentazione, anche se, come si suol dire, il frutto proibito è quello più dolce. E una parola tira l'altra, e per ogni frase che inizio io la fine è scritta da te, e per ogni frase che inizi tu la fine la scrivo io. E una parola tira l'altra e capisco che anche tu provi per me quello che provo io, e non riesco a odiarmi quanto dovrei perchè in quel momento sono troppo felice per pensare ad altro, e non so nemmeno il perchè. E una parola tira l'altra, e me lo diresti se fossimo vittime di uno scherzo vero? Perchè? Perchè sembra tutto troppo irreale per essere vero... Ma irreale bello, o irreale brutto? Purtroppo bello... Allora non te lo direi...
E Cerveza scappa via, perché quello che sente non lo prova da cinque anni, e non è possibile che lo stia provando adesso, all'improvviso, e con una persona che non appartiene a lei, ma a un'altra. Cerveza scappa via perchè lei non può fare queste cose, lei non le ha mai fatte, non è giusto, non posso, smettila di guardarmi così e fammi andare via.
Ma le parole non le uscivano di bocca. Perchè "non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti." E se fosse vero che "i desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto?". Forse "vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio". D'accordo, forse si. Ma perchè dovrei farlo? Perché ti amo. Si, in effetti questa mi sembra una giusta motivazione. E io? Io ti amo? Ma è possibile? Dopo tutto questo tempo? Di già?
Beh.
Sì.
E allora? Allora che facciamo? "solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante."
D'accordo. Lo faremo. E lo faremo insieme. Proprio come abbiamo intenzione di rimanere fino al momento in cui non starai più ore a guardarmi negli occhi e sorridere, fino al momento in cui il mio corpo non sarà modellato per le tue braccia, fino al momento in cui non ti sentirò sospirare ogni volta che mi baci, fino al momento in cui smetterò di amarti in modo così assurdo e irrazionale, e di vedere la stessa risposta rivolta verso di me.
Pagheremo, paghiamo, abbiamo pagato.
Con i diretti interessati a cui non importa nemmeno sentire una parola di scusa, a cui interessa soltanto puntare il dito contro. E ben venga. E ben venga il fango gettato addosso, e ben vengano le calunnie, e ben vengano gli sproloqui gratuiti degli sconosciuti.
Pagheremo, paghiamo, abbiamo pagato.
E ti amo. E mi ami.
E dimmi cos'altro importa.

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sabato, 28 febbraio 2009






Qualcosa bolle in pentola.
Cerveza sta per stravolgere la sua vita. E anche quella di alcune persone che le stanno attorno.

L'imprevisto le è piombato addosso e lo ha accettato, costi quel che costi.


Il gioco vale la candela.


(Presto dirò a cosa mi riferisco).

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venerdì, 20 febbraio 2009




Eppi Birdei tu mi XD

Sono vecchia -.-

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lunedì, 09 febbraio 2009




Oh, insomma non vi lamentate, è che in periodo di esami cosa mai può accadere di eclatante?

A parte i sogni di Cerveza, ovvio XD

E' stato più e più volte detto che Cerveza non fa sogni normali. Che si tratti di andare in una Parigi futuristica per mangiare pollo all'uva, oppure avere incontri ravvicinati con un gatto nero dentro ad un negozio di candele.

Ecco, un paio di settimane fa Cerveza ha fatto un altro sogno a dir poco assurdo, e se non l'ha postato fino ad adesso è solo perché non riusciva a smettere di ridere.

Iniziamo allora:
I sogni di Cerveza, parte III

Cerveza in questo sogno è un'investigatrice privata che, assieme ad un suo
collega, viene chiamata per risolvere un caso di omicidio. La donna incriminata dell'assassinio dell'amica potrebbe essere innocente, e compito di Cerveza è dimostrare la suddetta innocenza. Come fare? Cerveza e l'llustre sconosciuto collega si rivolgono ad un vecchio saggio zen con tanto di codino bianco sulla cima della testa e baffi lunghissimi. Il vecchio saggio zen svela loro un modo per viaggiare nel tempo e in varie dimensioni parallele con un metodo semplicissimo: bisogna prendere un pezzo di carta, disegnare un animale a scelta, gettare il foglio nel gabinetto e tirare l'acqua, dopo di che l'animale precedentemente disegnato emergerà dallo scarico (avete capito bene) e, aggrappandovisi, vi porterà nel tempo o dimensione da voi desiderati. Persino nel sogno Cerveza rimane perplessa (io son più peplessa del fatto che sei un'investigatrice, ma va bhe) ma deve ricredersi quando vede un cammello venir su dal water. Andando indietro nel tempo sulla scena del crimine riescono a scagionare la donna precedentemente accusata (non chiedetemi come, fatto sta che accade XD) ma un nuovo problema si para dinanzi alla nostra eroina: scoprire il perché quella donna è stata accusata ingiustamente. Alora disegna un delfino e parte con il suo collega per una dimensione parallela. Il vecchio saggio zen le aveva detto difatti che quella donna era sicuramente responsabile di un crimine, ma in un'altra dimensione, e che per scagionarla del tutto doveva fermarla in questa benedetta altra dimensione. Arrivati in questa benedettissima altra dmensione (si arrivava dal bagno, ovviamente XD) scoprono di essere dentro ad un hotel in stile vagamente arabo con un cielo giallo sopra di loro. Cerveza vede avvicinarsi la donna che è intenzionata ad aiutare e scopre che è una cameriera in quell'albergo (che, luogo comune dei luoghi comuni, è ispanica: alla faccia dell'altra dimensione). Nonappena le rivolge la parola però vede che Helena (così si chiamava, non ho fantasia che debbo dirvi XD) le si rivolge in un modo molto sgarbato. Cerveza, che anche nei sogni non è molto diplomatica quando le si manca di rispetto, sta per risponderle per le rime quando il suo collega la ferma e le ricorda che adesso sono in un'altra dimensione, e né lei né Helena sono le stesse della dimensione originaria. Alora Cerveza con gentilezza chiede ad Helena il perché di così poco garbo, e quella le risponde che era il minmo che potesse fare, dato che Cerveza l'aveva svegliata nel cuore della notte con l'assurda pretesa di volere un mango tagliato a pezzi con dello zucchero sopra: per soddisfare questa richiesta da snob viziata la povera Helena non era riuscita a chiudere occhio. In Cerveza inizia a diffondersi il sospetto che sia proprio lei la vittima di Helena in questa dimensione quando...

Mi sveglio XD

Ve lo giuro, non mi ero né drogata né ubriacata. Lo giuro!
E non mi piace nemmeno il mango, se devo dirla tutta.

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martedì, 03 febbraio 2009

Ho sempre sognato un finale così XD


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lunedì, 19 gennaio 2009




O meglio, " Sex and the CT "

Grazie a LaCapa io, Bageisha e il Club delle zitelle siamo un pò più famose:

Sconcertante vero?

Evviva l'autoesaltazione e l'autocompiacimento.
Cerveza dominerà il mondo (data prevista 20/12/2012)

Adìos.

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lunedì, 12 gennaio 2009




Basta.

Non sono arrivata alle 20000 visite parlando di catastrofi, non son mica Beppe Grillo io.
(Ebbene si, 20000, ventimila visite...gennaio scorso erano 10000...praticamente 10000 all'anno, MUAHAHAH)

Tra poco (questione di minuti) arriverà finalmente il mio pc nuovo super spaziale che quello della NASA a confronto è il computer primi passi della Clementoni (Clem-Clem).

Quindi vado a prepararmi psicologicamente (e fate una colletta che il 20 febbraio faccio il compleanno e voglio regalato The Sims 3. Lo esigo.)

Adiòs!

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giovedì, 08 gennaio 2009




Io mi sento così impotente. E disperata.

REPORTAGE DA GAZA - Non si uccidono così neanche i gattini
Vittorio Arrigoni, GAZA CITY


«Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola» mi dice Jamal, chirurgo dell'ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue.
«Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l'ultimo miagolio soffocato».
Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua. «Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell'opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste...».
Jamal continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. «Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi l'ha schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quali sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati».
A questo punto il dottore si china verso una scatola e me la scoperchia davanti. Dentro ci sono gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime.
Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito.
Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia, secondo le quali l'esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l'esercito di Tsahal utilizzò nell'ultima guerra in Libano, e l'aviazione statunitense a Falluja, in violazione delle le norme
internazionali. Dinnanzi all'ospedale Al Auda siamo stati testimoni, e l'abbiamo filmato, dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente
vicino a noi.
Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l'illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta
densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori. Il dottor Abdel mi ha spiegato che all'ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica per comprendere se alcune delle ferite di
cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco.
A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi come quelli verificatisi all'ospedale nelle ultime ore. Mi ha raccontato di traumi al cranio, con fratture a vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l'impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che secondo lui è del tutto inspiegabile è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbero rimanere al loro posto, almeno per tracce, all'interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner.
Israele ci ha fatto sapere che da oggi ci è generosamente concessa una tregua dei suoi bombardamenti di 3 ore al giorno, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza con la stessa attendibilità riservata ai leader di Hamas
quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici.
Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide.
Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza ha visto un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese che si muoveva compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato.
Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti.
Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l'attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l'ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 anni della famiglia Abed Rabbu. Una mezz'ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco. Eva e Alberto, miei compagni dell'Ism, erano sull'ambulanza, e hanno videodocumentato l'accaduto, passando poi i video e le foto ai maggiori
media.
Hanno gambizzato Hassan, fresco di lutto per la morte del suo amico Araf, paramedico ucciso due giorni fa mentre soccorreva dei feriti a Gaza city. Si erano fermati a raccogliere il corpo di un moribondo agonizzante in mezzaalla strada, sono stati bersagliati da una decina di colpi sparati da un
cecchino israeliano. Un proiettile ha colpito alla gamba Hassan, e ridotto un colabrodo l'ambulanza. Siamo arrivati a quota 688 vittime, 3070 feriti, 158 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi.
Solo nella giornata di ieri si sono contati 83 morti, 80 dei quali civili. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Recandomi verso l'ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando
ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad un angolo di strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e
inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite.
La metafora impazzita che fotografa l'assurdità di questi tempi e di questi
luoghi. Restiamo umani.

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza alle 22:27
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lunedì, 05 gennaio 2009




L'Anfibiade.

Dovete sapere che Cerveza è una ragazza molto femminile.
Si, ogni tanto si diverte a fare gare di rutti con Bageisha, ma nemmeno lei si prende molto sul serio quando lo fa.
Dicevo, è una ragazza molto femminile: non esce mai di casa senza trucco, si cura le unghie e molto spesso le lacca (lo smalto rosso è il suo preferito, non per nulla), si cura i capelli, si depila, ama lo shopping e si cura nel vestire, le borse sono la sua passione, la sua vera malattia: in un negozio di pelletteria le guarda tutte, perché è convinta che le borse abbiano un'anima e se non gli regala uno sguardo soffriranno.
Solo per una cosa Cerveza è peggio di un uomo: le scarpe.
Il credo di Cerveza contempla solo due tipi di scarpe: d'estate Converse, d'inverno Dr Martines.
Proprio l'anno scorso la nostra amata aveva acquistato un paio di anfibi marca Martines che cullava con lo sguardo ogni giorno della sua esistenza. Ma, (c'è sempre un MA), la sua "adorata" cagnolina aveva pensato bene di frantumarle in un piovoso giorno di aprile. Cerveza aveva pianto ma se ne era fatta una ragione: in fondo posso già uscire le mie vecchie All Star, quest'inverno me ne comprerò un altro paio...
Caso volle che, al posto del suo negoziante di fiducia sempre fornito di anfibiozzi molto punk, si aprisse a settembre un negozio Frau. (che pessimo gusto -.-)
Quindi, la nostra Cerveza, ha dovuto iniziare un'epopea per i vari negozi di scarpe, cercando qualcosa di verosimigliante al suo amore di sempre.
Ieri ha girato 7 negozi. Oggi 12.
La scena è stata la medesima seguente in 18 negozi su 19:
Cerveza entra e si trova circondata da torri infinite infinite e sconfinate di stivali di velluto e scarpe col tacco di vernice più luminose degli abbaglianti della sua macchina.
Un pò intimidita dal vedere TUTTE le persone di genere femminile indossare le stesse scarpe (e impegnate a comprarne altre UGUALI), si avvicina ad una commessa e le chiede, con una vocina flebile flebile, come a dire "non lapidarmi per quello che ti sto per chiedere, non seguirò mai la moda, fattene una ragione", se in quel negozio di 4 piani e 170 reparti vi sia per caso un paio di anfibi, magari anche Dr Martines o la loro fotocopia.
La commessa fa una faccia inorridita e, sistemandosi il suo stivale di pelle marrone con i lustrini, le dice con aria di sufficienza "Guarda, se trovi qualcosa nella sala dei miserabili che non hanno motivo di esistere bene, altrimenti ti posso consigliare io qualcosa di simile".
Cerveza, come già annunciato, odia le scarpe. Guarda da lontano, con aria sognante, il reparto uomo con tutti quegli splendidi scarponi pesanti, che ci potrebbe salire sopra un cingolato e il piede nemmeno lo sentirebbe, e poi si volta verso i lustrini luccicanti del reparto donna. Cercando di sopprimere lo sconforto che le faceva desiderare di recidersi la giugulare con quel tacco da 16 ultimo grido (nel senso che se le indossasse lei farebbe due passi, e cadrebbe a terra morta, giusto il tempo di lanciare un ultimo grido), fa una cosa impensabile per lei: da carta bianca alla commessa.

Commessa: "Bene bene siediti qui che ti porto un paio di modelli".
Cerveza si siede con le spalle leggermente curve, come aspettandosi la gogna per il suo paio di All Star con i fiori di tutti i colori che in quel momento ha ai piedi.
Torna la commessa con 6-7 scatoli ed inizia ad uscire modelli...di stivali.
Per Cerveza gli stivali non sono nemmeno da considerarsi scarpe: se non hanno le stringhe, sono pantofole.

Cerveza: "Ehm guarda, non ti faccio perdere tempo, a me gli stivali non piacciono..."
Commessa (facendosi il segno della croce) "Ma almeno guarda questo modello con la scritta FORNARINA a led! Hanno persino un tacco di 15 cm!"
Cerveza: "Si, lo vedo, penso che se volessi attirare un pelino in meno l'attenzione mi basterebbe tingermi i capelli verdi ma, io non sopporto i tacchi..."
Commessa (spargendo acqua benedetta tutto intorno) "Ma come non ti piacciono??? Ma è la moda!"
Cerveza resta in silenzio davanti a questo dogma, si limita a fare un cenno con la testa che vuol dire "Mavatteneafanculovah", e cambia negozio.
Questa scena, in 18 negozi su 19. (Addirittura una commessa le disse "Ma scusa, cosa cerchi gli anfibi, una donna quest'anno DEVE indossare stivali di velluto e scarpe col tacco di vernice, è la regola!" e lì non potè trattenersi dal rispondere "Perché, se esco con un paio di mocassini ci sono i cecchini sui tetti che mi sparano a vista??")
Al 19mo negozio, ormai stanca e stremata, si avvicina con poca convinzione al reparto donna. Non chiede nemmeno alla commessa per evitare un'accusa di tentato omicidio e inizia a girare svogliatamente per i corridoi. Proprio quando stava quasi prendendo in considerazione l'idea di tenersi le All Star per tutto l'inverno, si volte e le vede. Sono lì. Sono nere. La stanno aspettando.
Lancia la sciarpa dietro di sé ed inizia a correre verso di loro, verso quella punta bombata e le cuciture gialle, quelle stringhe nero corvino e la suola a sfumare verso il trasparente. Si ferma e le prende: finalmente tiene in mano un paio di Dr Martines.

Commessa: "Posso aiutarti?"
Cerveza: "Shhhh. Non rovinare questo momento."
Dopo 10 minuti di estasi, Cerveza richiama la commessa per chiederle delle misure.

Commessa: "Guarda sono scritte negli scatoli. Tu cosa prendi?"
Cerveza: "38-39..."
Commessa: "Allora vediamo....37...40....41...36...37...40...40...40...37... Non c'è, mi dispiace."
Se le avessero detto che dio e Gigi D'Alessio in realtà sono la stessa persona ci sarebbe rimasta meno di merda.
Col cuore a pezzi e il nodo alla gola va per uscire quando la commessa la ferma e le dice "Se vuoi, ci sono anche questi."
Allora si rivolta verso di lei, sapendo che comunque il dolore per non poter indossare Dr Martines le farà male per un anno intero. Però la commessa stringe in mano un paio di scarpe che le sembrano anfibi. Hanno le stringhe, hanno la punta bombata, persino delle cuciture similissime alle sue adorate. Le prende in mano e nota una sola piccola pecca: hanno la cerniera dal lato interno. Vabbè, me le provo lo stesso, pensa.
Le indossa e resta davanti lo specchio a guardarsele 27 minuti, provando le varie combinazioni, la camminata, la salita delle scale, la corsa, il dondolamento sui talloni. Il suo ragazzo, un pò per sfinimento e un pò perché capisce che ormai è entrata in panico, le va accanto, le prende una mano, la guarda negli occhi e, dopo averle detto che va tutto bene, le dice "Questi sono gli unici cazzo di anfibi che troverai. Sei disposta a rinunciare alle dita dei piedi - si, te le dovranno amputare per il freddo se continui ad usare All Star con 3 gradi centigradi- oppure ti fai una ragione che le Dr Martines le puoi sempre comprare l'anno prossimo e per adesso ti prendi queste?"

E alla fine le ha acquistate. Tanto per le Dr Martines c'è sempre l'anno prossimo (sperando in una moda che preveda STRINGHE).

Tutto ciò per dimostrare quanto Cerveza si diverta a comprare scarpe.

Adìos.

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giovedì, 01 gennaio 2009




Ollèèèèè, another year!!!

Buon anno gente, come l'anno scorso la vostra tanto detestata Cerveza, mentre tenta di riprendersi dalla sbornia san silvestriana, vi fa gli auguri.
E' stato di vostro gradimento questo 2008 che, per giunta, è durato un secondo in più? (Secondo che la vostra Cerveza ha sfruttato per bere a scrocco prima del brindisi).
Io ho sentito solo lamentele per questo 2008, anno bisesto anno funesto e via dicendo... Io non posso dirlo visto che io stessa nacqui di anno bisestile (o forse proprio per questo dovrei essere d'accordo :P).

L'idea di fare un resoconto di sto 2008 mi è balenata in testa ma credo di avere ancora troppa vodka lemon in corpo... Vabbè, proviamo lo stesso e vediamo che esce fuori.
Un evento per ogni mese.

Gennaio 2008: Oddio... c'è stato un gennaio 2008? Ok ok, ho trovato: muore Heath Ledger e il governo Prodi cade... in effetti è iniziato proprio dimmerda sto 2008 XD
Febbraio 2008: I miei 20 anni e la mia prima permanente!... E, a tal proposito (di compleanni, non di permanenti), ho trovato cosa scrivere sulla mia torta per i miei 21 anni (dopo il 19+1 dei 20 XD): 3x7, così non mi sento vecchia :P
Marzo 2008: Mmmm... ah si, per l'8 marzo, festa della donna, ho partecipato di nuovo ad una manifestazione...e dio, quanto è stata bella come sensazione!
Aprile 2008: Berlusconi è il nuovo premier...oddio, ma continua davvero male sto 2008 XD
Maggio 2008: Si inizia a studiare per le sessioni di esame...
Giugno 2008: Cerveza apre il suo primo Myspace; il sito di vampiri.net le pubblica i primi due capitoli di Claire de Lune.
Luglio: 3 materie in un mese, tutte passate e Cerveza entra ufficialmente al secondo anno di università; 26 luglio, Palermo, concerto di Ligabue: BELLISSIMO.
Agosto: Cerveza riprende a scrivere Claire de Lune e fa di questa storia il suo primo romanzo...ed esce un film di nome "Denti" -.-
Settembre 2008: Nasce il nuovo blog di Cerveza, Born Writer; va in vacanza a San Vito Lo Capo; decide, sotto le minacce di sua madre, di partecipare ad un concorso di scrittura presentando il suo Claire de Lune; entra in crisi esistenziale per il rapporto ormai quasi morto con il suo ragazzo.
Ottobre 2008: Pausa di riflessione con il suddetto, risoltasi con un aggiustamento del loro rapporto; ricominciano le lezioni all'università; Maria Stella Gelmini propone una legge che manderà in rovina scuole e università: ricomincia, dopo decenni, la lotta studentesca: 2008, il nuovo 68.
Novembre 2008: Le si brucia l'ennesima scheda video e quindi è costretta a stare (e tutt'ora lo è) senza il suo pc...ma almeno un pc nuovo (potente come quello della NASA XD) le arriverà a brevissimo...manca solo il case!; il 26 novembre le arriva la risposta della casa editrice a cui aveva inviato il manoscritto di Claire de Lune: recensione positiva, vogliono pubblicarlo. E questa soddisfazione basta.
Dicembre 2008: Trova finalmente le parole e la forza di dire ad una sua carissima amica, ormai non più tale, quanto male le ha fatto lasciandola da sola senza motivo; passa un bel capodanno divertente, e allo scoccare della mezzanotte giura a se stessa che questo 2009 sarà tutto, fuorchè prevedibile.

E non vede l'ora di iniziarlo.

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martedì, 23 dicembre 2008




La mia banca è differente STICAZZI.

Cerveza ODIA dal profondo del cuore e delle viscere quelli che lavorano in banca.
Lavorano sei ore al giorno.
Stanno sempre seduti dietro ad una scrivania.
Il sabato e la domenica PER GIUNTA non lavorano.

Ora, se lei, giorno VENTITRE' DICEMBRE, antevigilia di natale, si alza alle 8 del mattino, alle 9.30 è in banca, fa la fila ma alle 13.20 (orario di stacco della banca) ancora il suo numero non è stato chiamato, è costretta a mangiare qualcosa fuori casa (pregando in armeno e sanscrito antico di trovare un panificio che le venda qualcosa ad UN EURO visto che altri averi non ci sono) per poi tornare in banca a fare la fila alle 14.35 perché se non prende sti benedetti soldi non può fare i regali di natale, con molta molta fatica ed una punta di irritazione, ci può anche stare. Ma se dopo tutto ciò, quando finalmente è il suo turno, arriva allo sportello e la signora le dice "Guardi, non può prelevare perché essendo a fine anno ci sono dei ritardi con i pagamenti, deve tornare domani ma domani siamo aperti fino alle 11 quindi deve venire di mattina presto"... LEI HA IL SACROSANTO DIRITTO DI PIAZZARE UNA BOMBA NUCLEARE
(se solo l'avesse) DRITTO IN GOLA AL DIRETTORE.

Domani, vigilia di Natale, si dovrà alzare alle sei del mattino, arrivare in banca, pregare in greco e babilonese affinché riesca a prelevare i soldi, fare un bonifico all'uomo che le ha venduto il case del pc nuovo (già, per natale computer nuovo!) e comprare i regali. LA VIGILIA DI NATALE. Cioè con la gente che fa a botte per l'ultima coccarda decorativa rimasta.
Che poi domani non è nemmeno rosso nel calendario e quelli delle banche decidono di lavorare fino alle 11. In effetti deve essere parecchio stancante stare tutto il giorno seduti dietro una scrivania a non fare un emerito cazzo.

Odio il Natale. Lo odio.

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza alle 16:28
Rintracciabile in: ira , cinismo, mah , le ingiustizie della vita, le mille avventure di cerveza, la sfiga di cerveza, lo sdegno di cerveza, incazzata a mille
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E giĂ  che ci sono, ricordo a tutti coloro che copiano qualcosa da questo o dall'altro blog, che moriranno di cancro. Saluti festosi.

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Sono fondamentalmente una sognatrice frustrata. Sono una "Gaminè impertinente", a volte esibizionista a volte scazzata. Sono una gatta che vorrebbe essere una fata. Cerco in qualche posto le ali che ho perso. Sono ironica, sfociante spesso nella crudeltà e nel cinismo. Sono una sorpresa, un miraggio: nessuno capirà mai veramente la mia mente contorta. Sono una stupida che ha capito fin troppo. Sono una grandissima puttana e una perfetta suora. Posso essere la vostra migliore amica o la vostra peggior nemica: non conosco vie di mezzo. Sono lunatica, spesso allegra molte volte triste, anche se non ce n'è alcun motivo. Desidero essere speciale per qualcuno, essere amata nel modo in cui ho letto infinite volte in centinaia di libri, ricevere quel "grazie" che aspetto da tanto tempo. Sono un esempio della mancanza di certezze della mia generazione. Sono colei che non smetterà mai di sognare, e colei che non lascerà mai in pace chi ha smesso di farlo. Mi piace la sfida, odio le cose facili: voglio mettermi sempre in gioco e dimostrare quello che valgo e quello che sono capace di fare. Sono una ribelle insoddisfatta. Vorrei cambiare il mondo, ma poi penso che "è solo un'utopia". Non sono mai stata completamente felice, ma questo penso la maggior parte di voi. Sono una come tante, ma soprattutto una come poche. Do tutto, ma chiedo tutto. Sono un folletto e una comica. Sono una cioccolattomane accanita fumatrice che non ha intenzione di smettere. Sono una siciliana D.O.C. e me ne vanto immensamente. Sono un'hippie del 2000. Sono colei che vuol vivere tutto appieno. Se dovessi essere un sentimento sarei lo struggimento. Se dovessi essere un colore sarei il rosso. Se dovessi essere una pietra sarei un diamante. Se dovessi essere un elemento sarei la pioggia. Sono mediocre e a volte sublime. Sono scontata e originale. Ho un mio perché. Sono fermamente decisa ad avere una vita meravigliosa. Sono comunista e fiera di esserlo. Sono un'amante della trasgressione che ha un suo rigido codice morale. So di poter camminare fieramente a testa alta e non ho intenzione di smettere di farlo. Rimango onesta anche quando gli altri giocano sporco, e questo forse è un male. Sono colei che ha smesso di sperare in un bel futuro ma non vede l'ora di vedere cose le riserva la vita. Io sono la prima e l'ultima.

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Beh, Facciamo un censimento. Amo le fate (e il mio tatuaggio ne è un chiaro segno), le margherite, il verde bosco, le cose che luccicano (sono la reincarnazione di una gazza ladra :P), la luna, la cioccolata (preferibilmente al latte con le nocciole, gracias), lo spagnolo (e gli spagnoli), ballare, scrivere, i vampiri, la politica, dormire cullata dal suono della pioggia, l'odore di benzina, le marlboro light al mattino (ma anche in qualsiasi momento della giornata ora che ci penso), leggere, stupire tutti attorno a me, la mia città, la mia ironia e autoironia, la mia perfidia e la mia cattiveria, il riuscire a distruggere la gente solo con le parole, i miei capelli, l'autunno, il giornalismo, il mio mare, la mia cagnolina, i film che ti lasciano un segno, l'arte gotica e quella classica, gli abbracci senza parole, il romanticismo al momento giusto, i baci passionali, le farfalle e le libellule (i miei animali preferiti), la birra, il tramonto, la notte, Il favoloso mondo di Ameliè, Dylan Dog, e soprattutto Johnny Depp.

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Illudermi. Preferisco credere il peggio e restare sorpresa, piuttosto che sperare il meglio e rimanere delusa. I sogni che esistono per non realizzarsi mai, le persone ignoranti, le persone presuntuose, quelle che fanno vittimismo incondizionato e teatro in maniera deprecabile, i fascisti-nazisti-emo-fighetti/e-le darkettone/punkettone faglie che si combinano da clown per attirare l'attenzione e non sanno nemmeno di cosa stanno parlando, la matematica, quelli che dicono "ho ragione io", la gente che si dimentica di te, gli individui che non sanno stare al loro posto, la gente per cui hai dato tutto e che non ha mai detto grazie, chi ha tradito, chi si è comportato con vigliaccheria, chi non mi dice le cose in faccia, chi parla senza sapere niente e mi fermo qua perché volevo fare la filantropa ma di sto passo la lista delle cose che mi stanno sul cazzo sarà più lunga di quella delle cose che amo =P

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"Ti toglievi la fascia della vita, ti strappavi i sandali, gettavi in un angolo l'ampia gonna, era di cotone, mi sembra, e scioglievi il nodo che ti stringeva i capelli in una coda. Avevi la pelle d'oca e ridevi. Eravamo talmente vicini che non potevamo vederci, assorti entrambi in quel rito urgente, avvolti nel calore e nell'odore che emanavamo insieme. Mi aprivo il passo per le tue vie, le mie mani sulla tua vita protesa e le tue impazienti. Sfuggivi, mi percorrevi, mi scalavi, mi avvolgevi con le tue gambe invincibili, mi dicevi mille volte vieni con le labbra sulle mie. Nell'attimo estremo avevamo un bagliore di completa solitudine, ciascuno perduto nel proprio abisso rovente, ma subito risorgevamo al di là del fuoco per scoprirci abbracciati nel disordine dei guanciali, sotto la zanzariera bianca. Ti scostavo i capelli per guardarti negli occhi. Talvolta ti sedevi accanto a me con le gambe raccolte e il tuo scialle di seta su una spalla, nel silenzio della notte che iniziava appena. Così ti ricordo, in quiete." Isabel Allende, Eva Luna Racconta.

"Ti voglio raccontare una storia" disse Zedka. "Un potente stregone, con l'intento di distruggere un regno, versò una pozione magica nel pozzo dove bevevano tutti i sudditi. Chiunque avesse toccato quell'acqua, sarebbe diventato matto. Il mattino seguente, l'intera popolazione andò al pozzo a bere. Tutti impazzirono, tranne il re, che possedeva un pozzo privato per sè e per la famiglia, al quale lo stregone non era riuscito ad arrivare. Preoccupato, il sovrano tentò di esercitare la propria autorità sulla popolazione, promulgando una serie di leggi per la sicurezza e la salute pubblica. I poliziotti e gli ispettori, che avevano bevuto l'acqua avvelenata, trovarono assurde le decisioni reali e decisero di non rispettarle. Quando gli abitanti del regno appresero il testo dei decreti, si convinsero che il sovrano fosse impazzito, e che pertanto ordinasse cose prive di senso. Urlando, si recarono al castello, chiedendo l'abdicazione. Disperato il re si dichiarò pronto a lasciare il trono, ma la regina glielo impedì, suggerendogli 'Andiamo alla fonte e beviamo quell'acqua. In tal modo saremo uguali a loro.'. E così fecero: il re e la regina bevvero l'acqua della follia e presero immediatamente a dire cose prive di senso. Nel frattempo i sudditi si pentirono: adesso che il re dimostrava tanta saggezza, perchè non consentirgli di continuare a governare? La calma regnò nuovamente nel paese, anche se i suoi abitanti si comportavano in maniera totalmente diversa dai loro vicini. E così il re potè governare sino alla fine dei suoi giorni." Paulo Coelho, Veronika decide di morire

"Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato, per battere al terzo contro i denti. Lo.Li.Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita" Vladimir Nabokov, Lolita.

"Chiuse le palpebre e l'attirò a sè cercandole le labbra, aprendole in un bacio assoluto carico di promesse, sintesi di tutte le speranze, lungo, umido, caldo bacio, sfida alla morte, carezza, fuoco, sospiro, lamento, singhiozzo d'amore. Le frugò la bocca, ne bevve la saliva, aspirò il respiro, pronto a prolungare quel momento sino alla fine dei suoi giorni, sconvolto dall'uragano dei suoi sensi, sicuro di aver vissuto fino ad allora solo per quella notte stupenda in cui si sarebbe immerso per sempre nella più profonda intimità di quella donna. Irene miele e ombra, Irene carta di riso, pesca, spuma, ah! Irene la spirale delle tue orecchie, l'odore del tuo collo, le colombe delle tue mani, Irene, sentire questo amore, questa passione che ci brucia nello stesso rogo, sognandoti da sveglio, desiderandoti da addormentato, vita mia, donna mia, Irene mia. Non seppe che altro disse, nè quanto lei sussurrò in quel mormorio senza tregua, in quella sorgente di parole all'orecchio, in quel fiume di gemiti e ansimi di chi fa l'amore amando." Isabel Allende, D'amore e d'ombra.

"Sono sicura che, se avessi il buon senso di lasciarlo adesso, sarebbe disperato, e niente mi diverte come un innamorato disperato. Direbbe che sono perfida, e questa qualifica mi ha fatto sempre piacere; dopo quello di crudele, è l'appellativo più dolce all'orecchio di una donna, e anche il più facile da conquistare." Laclos, Le ralazioni pericolose.

"E la guardai, la guardai, e seppi con chiarezza, come so di dover morire, che l'amavo più di qualunque cosa avessi mai visto o immaginato sulla terra, più di qualunque cosa avessi sperato in un altro mondo. Di lei restava soltanto il fievole odor di viole, l'eco di foglia morta della ninfetta sulla quale mi ero rotolato un tempo, con grida così forti" Vladimir Nabokov, Lolita

"Ditemi dunque, o patetico spasimante, le donne che avete avuto credete forse di averle violentate? Ma per quanto una donna desideri darsi, per quanto ne abbia una voglia matta, ha sempre bisogno di un pretesto; e quale pretesto piĂą comodo per noi, che quello di cadere fingendo di essere costrette a farlo? La gloria della difesa e il piacere della sconfitta." Laclos, Le relazioni pericolose

"Lassenzio: dopo il primo bicchiere si vedono le cose come si vorrebbe che fossero. Dopo il secondo bicchiere, si vedono le cose come non sono. Infine, si vedono le cose come realmente sono, e questa è la cosa peggiore del mondo" Oscar Wilde.

"A Margherita Nikolaevna non mancava il denaro. Aveva mezzi per comprare tutto quello che desiderava. Fra i conoscenti del marito le capitava di incontrare anche persone interessanti. Non aveva mai toccato un fornello. Non conosceva gli orrori della coabitazione. Insomma... era felice? Neanche per un minuto lo era. Dacché s'era sposata, a diciannove anni, ed era capitata in quella palazzina, non aveva mai avuto un momento di felicità. Dio mio! Che cosa voleva, questa donna? Che cosa voleva questa donna che aveva gli occhi sempre accesi di una fiamma indecifrabile? Che cosa voleva questa maga, con un occhio leggermente strabico, che quel giorno di primavera s'era ornata di mimose? Non lo so. Evidentemente diceva la verità: aveva bisogno di lui, del Maestro, e non della palazzina gotica col giardino, né del denaro. Lo amava, diceva la verità." Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita.

"Peccato che Allah, Geova, Dio -quale che sia il suo nome- non fosse vissuto nel mondo di oggi. Perché in tal caso, noi ci troveremmo ancora in Paradiso, mentre lui dovrebbe rispondere a ricorsi, appelli, rogatorie, prediche, mandati, preliminari, cercando di spiegare in numerose udienze la propria decisione di scacciare Adamo ed Eva dall'Eden, solo perchè avevano trasgredito a una legge arbitraria, priva di fondamento giuridico: 'Non mangiare il frutto del bene e del male'. Ma se lui voleva che ciò non accadesse, perchè aveva piazzato quell'albero al centro del Giardino, e non fuori dalle mura del paradiso? Se fosse stata chiamata a difendere la coppia, Mari avrebbe sicuramente accusato Dio di "omissione di atti d'ufficio": non solo aveva messo l'albero nel posto sbagliato, ma non si era nemmeno premurato di collocare tutt'intorno avvisi e barriere; non aveva adottato le più elementari misure di sicurezza, esponendo chiunque passasse al pericolo. Mari avrebbe anche potuto accusarlo di "istigazione a delinquere": aveva attirato l'attenzione di Adamo ed Eva sul punto esatto in cui si trovava l'albero. Se non avesse detto niente, intere generazioni sarebbero passate su questa terra senza che nessuno si interessasse al frutto proibito, visto che doveva trovarsi in un bosco, fitto di alberi perfettamente identici, e quindi privi di qualsiasi valore specifico. Ma Dio non agì in questo modo. Al contrario, scrisse la legge e trovò il modo di convincere qualcuno a trasgredirla, per poter inventare il castigo. Sapeva che Adamo ed Eva avrebbero finito per annoiarsi di quella perfezione e che, prima o poi, avrebbero messo alla prova la sua sapienza. Rimase ad aspettare. Forse anche lui, il dio onnipotente, era annoiato che le cose funzionassero in modo perfetto: se Eva non avesse mangiato la mela, che cosa sarebbe accaduto di interessante in questi miliardi di anni? Niente" Paulo Coelho, Veronika decide di morire

"Ho bisogno di avere questa donna, per salvarmi dal ridicolo di esserne innamorato; dove non conduce, infatti, un desiderio contrastato? Oh, godimento delizioso! T'imploro per la mia felicità e soprattutto per la mia pace. Qual fortuna per noi che le donne si difendano così male. Accanto a loro saremmo solo dei timidi schiavi. In questo momento provo per le donne facili un sentimento di riconoscenza, che mi porta naturalmente ai vostri piedi. Mi ci prosterno per ottenere il vostro perdono e metto fine a questa lettera troppo lunga. Addio, mia bellissima amica: senza rancore." Laclos, Le relazioni pericolose.

"L`indomani, si preparò con la massima cura, indossando un vestito che la madre le aveva cucito per l`inizio della scuola; poi uscì, ringraziando il Signore perché finalmente le vacanze erano finite. Ma il ragazzino non comparve. Trascorse un`intera, angosciosa settimana, fino a quando lei venne a sapere, da alcuni compagni, che si era trasferito in un`altra città. "Se n`è andato lontano," disse qualcuno. In quel momento, Maria imparò che alcune cose si perdono per sempre. Apprese inoltre che esisteva un posto chiamato "lontano", che il mondo era vasto e il suo paese piccolo, e che le persone più interessanti finivano sempre per andarsene. Anche lei avrebbe voluto partire, ma era ancora troppo giovane. Guardando le strade polverose del paesotto dove abitava, decise comunque che un giorno avrebbe seguito i passi di quel ragazzino. Nei nove venerdì successivi, secondo un`usanza della sua religione, fece la comunione e chiese alla Vergine Maria di portarla via da lì, un giorno. Per qualche tempo soffrì, cercando vanamente di avere notizie del ragazzino, ma nessuno sapeva dove si fossero trasferiti i suoi genitori. Maria cominciò allora a pensare che il mondo fosse troppo grande, e l`amore troppo pericoloso, e che la Vergine fosse una santa che dimorava in un cielo distante e non si curava di ciò che chiedevano i bambini." Paulo Coelho, 11 minuti

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