
lunedì, 02 novembre 2009
Mi si disprezzava quando urlavo a gran voce in questo blog di essere A.C.A.B. ......
Riporto dal sito RadioContro.
Viviamo in un Paese in cui le Forze dell'Ordine hanno licenza di torturare, di massacrare, di uccidere.
Il Caso Aldrovandi, il ragazzo assassinato dopo essere stato orrendamente brutalizzato dagli agenti in divisa, che filmando il cadavere agonizzante sghignazzavano allegramente, ci narra anche di depistaggi, falsificazione di prove e insabbiamenti a tutti i livelli, volti a coprire gli Assassini.
Nel frattempo ci sono stati i processi per coloro che al G8 realizzarono quella che Amnesty International descrisse come "La più grande violazione dei diritti umani in tempo di pace", il tristemente celebre "Massacro Cileno" in cui le Forze dell'Ordine davastarono, torturarono e al canto di "1 a Zero per noi" festeggiarono l'uccisione di Carlo Giuliani, arrivando persino ad infierire sul suo cadavere ancora caldo. (Tutti i fatti citati sono facilmente riscontrabili guardando i filmati su Youtube).
Purtroppo dobbiamo tornare a parlare di un altro ragazzo, Stefano Cucchi, ferocemente ammazzato da chi dovrebbe essere preposto a gestire l'ordine e a difendere la costituzione di una Repubblica nata dalla Resistenza Antifascista.
Questa la fredda cronaca dell'Agonia di Stefano:
Giovedì 15 ottobre 2009 Ore 23.30: Stefano Cucchi viene fermato dai Carabinieri nel parco degli acquedotti, a Roma.
Venerdì 16 ottobre Ore 1.30 del mattino: si presentano, con Stefano, presso l’abitazione della famiglia Cucchi, due uomini in borghese, poi qualificatisi come carabinieri e altri due carabinieri in divisa della caserma dell’Appio Claudio. Iniziano a perquisire la stanza di Stefano mentre questi tranquillizza la madre dicendole “tranquilla, tanto non trovano nulla”. Non trovano nulla nella sua stanza. I carabinieri a loro volta tranquillizzano i familiari, dicendo che Stefano è stato sorpreso con alcuni grammi di sostanza stupefacente addosso e che l’indomani si sarebbe celebrato il processo per direttissima nelle aule del tribunale.
Alle ore 12 circa del mattino Stefano arriva in aula scortato da quattro carabinieri. Il suo volto è molto gonfio e presenta lividi assai vistosi intorno agli occhi. Durante l’interrogatorio del giudice, si dichiara colpevole di “detenzione di sostanze stupefacenti, ma in quanto consumatore”. Alle ore 14 viene visitato presso l’ambulatorio del palazzo di Giustizia, dove gli vengono riscontrate “lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente” e dove Stefano dichiara “lesioni alla regione sacrale e agli arti inferiori”. I carabinieri lo conducono quindi a Regina Coeli affidandolo alla custodia della Polizia penitenziaria. All’ingresso in carcere viene sottoposto a visita medica che evidenzia la presenza di “ecchimosi sacrale coccigea, tumefazione del volto bilaterale orbitaria, algia della deambulazione". Viene quindi trasportato all’ospedale Fatebenefratelli per effettuare ulteriori controlli: in particolare radiografie alla schiena e al cranio, non effettuabili in quel momento all’interno dell’istituto penitenziario. In ospedale viene diagnosticata “la frattura corpo vertebrale dell'emisoma sinistra e la frattura della vertebra coccigea”.
Sabato 17 ottobre Nel corso della mattinata viene nuovamente visitato da due medici di Regina Coeli i quali ne dispongono nuovamente il trasferimento al Fatebenefratelli. Da qui, nel corso della mattinata (ore 13,15), viene trasferito all’ospedale Sandro Pertini. La famiglia viene avvisata del ricovero di Stefano solo alle ore 21. Alle ore 22 circa i genitori si presentano al pronto soccorso e vengono indirizzati al Padiglione detenuti. Al piantone viene chiesto se è possibile visitare il paziente, ma la risposta che viene data ai familiari è: “questo è un carcere e non sono possibili le visite”. Alla precisa domanda rivoltagli dai genitori: "come sta Cucchi Stefano?", il piantone li fa attendere per poi invitarli a ritornare il lunedì successivo.
Lunedì 19 ottobre alle ore 12 I genitori si recano presso il padiglione detenuti e ripetono al piantone la richiesta di visitare Stefano. La risposta della sovrintendente è: “il ragazzo sta tranquillo”, ma ancora una volta viene negata ai genitori la possibilità di un colloquio con i medici, la stessa sovrintendente li invita a ripresentarsi il giorno successivo, affermando che per l’indomani l’autorizzazione sarebbe sicuramente arrivata.
Martedì 20 ottobre Alle ore 12 i genitori si recano nuovamente al Pertini, ripetendo al piantone la richiesta di visitare Stefano. Questa volta il piantone nega loro l’ingresso, dichiarando, ed è la prima volta che viene detto esplicitamente, che “sia per i colloqui con i detenuti sia per quelli con i medici occorre chiedere il permesso del Giudice del Tribunale”.
Mercoledì 21 ottobre Alle 12.30 il padre di Stefano , dopo una mattina passata in tribunale, ottiene il permesso del Giudice della settima sezione per i colloqui. Ma gli dicono che "Manca il Visto!"
Giovedì 22 ottobre Stefano Cucchi muore alle 6.20 di mattina. La certificazione medica rilasciata dal sanitario ospedaliero parla incredibilmente di 'presunta morte naturale'. Alle ore 12.30 la madre di Stefano viene a sapere della morte del figlio.
Entrambi i genitori si recano al Pertini dove il sovrintendente e il medico di turno fanno una dichiarazione allucinante quella di “non aver avuto modo di vederlo in viso in quanto si teneva costantemente il lenzuolo sulla faccia”.
Si precipitano quindi all’obitorio dell’istituto di medicina legale dove si presenta loro un’immagine sconvolgente: il volto del figlio devastato, quasi completamente tumefatto, l’occhio destro rientrato a fondo nell’orbita, l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia in modo abnorme, la schiena e gli arti spezzati, la mascella destra con un solco verticale, a segnalare una frattura, la dentatura rovinata.
Venerdì 23 ottobre Viene effettuata l’autopsia. Al consulente di parte, nominato dalla famiglia, non viene consentito di scattare fotografie. Il corpo di Stefano Cucchi ora pesa 37 Kg. Segno che oltre ad essere stato ripetutamente massacrato di botte, per giorni e giorni, è stato anche privato di cibo e acqua e, di conseguenza, ucciso anche dalla denutrizione forzata.
A chi criticava il mio A.C.A.B. dico: avete ragione. "Bastardi" è un termine riduttivo. Mille Raciti sono troppo pochi.
Adiòs.
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alle 19:11
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domenica, 11 ottobre 2009
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alle 17:07
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sabato, 10 ottobre 2009

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alle 02:00
Rintracciabile in: intervallo, scandalo, non sono in me, momento lirico
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mercoledì, 07 ottobre 2009


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alle 01:20
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sabato, 29 agosto 2009

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alle 17:04
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mercoledì, 26 agosto 2009
Ok, Cerveza non aggiorna da quasi un mese.
E cheffà, vi sono mancata?
Dovete sapere che da giorno 13 ha casa libera, indi ha avuto molto, molto, molto da fare.
Molto, da fare(si).
E quindi, a meno che non vogliate un resoconto della sua vita sessuale e una classifica delle sue posizioni preferite (meglio di no, nevvero?), vi dovrete accontentare di, udite udite, un test.
Non ho mai messo test in questo blog (a parte i Meme), ma questo mi è piaciuto particolarmente.
E soprattutto, è dal 30 luglio che non scrivo, e che cazzo.
E test sia!
10 cose che in questo momento vorrei poter dire a 10 persone (senza fare nomi):
1. Vorrei sapere da che parte stai. E se quello che avevamo lo potrò recuperare.
2. Potresti anche piantarla di spuntare ancora nella mia vita. Non sei più il benvenuto, e credo tu mi abbia usato abbastanza, cheddici?
3. So che mi vuoi bene, ma sappi che non siamo più le stesse di prima. Ti ho fatto allontanare troppo l'anno scorso e recuperare è più difficile di quel che pensavo. Ma giuro che ci riuscirò.
4. No, ma davvero? Lei e non me? E io che pensavo fossimo amici!
5. Ma tu non eri quella che la criticavi? Com'è che ora siete migliori amiche? Vi ha avvicinato l'odio comune per me? XD
6. Io entrerò nella tua cerchia, perchè sei una persona speciale e ti voglio con me.
7. Lo so quello che provi e sai quello che provo io, ma il tuo passato mi terrorizza. Non so cosa potrei fare se dovessi perderti. (questa si capisce a chi è indirizzata però XD)
8. Sai di me soltanto il mio nome e ti permetti di giudicarmi? Ma sparati, fallito. Se c'è uno stronzo qui sei tu.
9. Sappi che non aspetto altro che tu sbagli a parlare in mia presenza, ho giusto giusto un 7 mesi di stress da sfogare.
10. Smettila di mordermi le scarpe! (questa era per il mio cane XD)
9 cose che non sapete di me:
1. Appena sveglia non riesco a piegare la testa all'ingiù. Non chiedetemi il perché, non lo so. Comunque è questo il motivo per cui le mie amiche mi sfottono dicendo che sto sempre con la testa all'insù, e con aria alquanto malandrina: ormai mi sono abituata a non abbassarla mai.
2. Quando mi lavo la faccia la mattina faccio delle bolle soffiando col naso il sapone. Lo so, terrificante.
3. Se non vedo il cielo grigio almeno una volta a settimana cado in depressione: sono metereopatica al contrario, odio il cielo limpido e il sole.
4. Non ho ancora capito che rapporto ho con la competizione, perchè da un lato mi intriga e sono sicura di vincere, dall'altro mi terrorizza perché sono sicura di essere un rifiuto della società buono a nulla. Però finora ho sempre vinto.
5. Faccio a botte come un uomo, e lo faccio non appena ne ho l'occasione. Le donne normalmente iniziano ad azzuffarsi tirandosi i capelli, io sono stata svezzata da due fratelli più grandi: pugni e gomitate in piena faccia e in pieno stomaco. Bei tempi quelli in cui facevo lo scalpo alle fighette della mia scuola *_*
6. Sono aracnofobica all'ultimo stadio, e la mia è una fobia patologica congenita, cioè senza cura e senza una causa scatenante all'origine. Se vedo un ragno (mi fa schifo anche solo scrivere la parola), il mio sistema nervoso e quello respiratorio vanno in tilt, mi blocco e non riesco più a muovermi, non riesco più a respirare, e dopo un paio di secondi inizio a piangere in piena crisi isterica. A volte urlo, ma il più delle volte non mi esce la voce. E se me ne ritrovo uno addosso vado in stato di shock e svengo, e quando mi risveglio tutti quelli attorno a me hanno la sembianza di ragni giganti. E ri-svengo. Così via fino a quando non si resetta il cervello (o muoio).
7. Ho fatto 8 anni di ginnastica ritmica a livello agonistico, poi mi sono ritirata perchè con l'avvento del liceo non riuscivo più a conciliare 10 ore di allenamento con lo studio. E l'essermi ritirata è la cosa che rimpiango di più della mia vita, anche se le mezze punte mi han causato l'alluce valgo.
8. Non riesco a camminare correttamente su una superficie piana liscia e regolare. Inciampo in continuazione. Figuratevi in un terreno dissestato (di cui è piena la mia amata città).
9. In realtà io sono dio.
8 modi per conquistarmi:
1. Non criticarmi mai.
2. Farmi spesso regali, farmi sentire che sono sempre nei suoi pensieri, riempirmi di attenzioni.
3. Farmi sentire speciale, unica, inimitabile e assolutamente invidiata.
4. Comprarmi un pacchetto di Marlboro light morbide almeno una volta a settimana.
5. Suonare per me, o dedicarmi una canzone o una poesia.
6. Sorprendermi, la cosa più difficile dell'universo.
7. Sapermi prendere nella settimana pre-ciclo. Mi incazzo se vedo un semaforo rosso, mi incazzo per qualsiasi minchiata, e mi incazzo FORTEMENTE. Lui deve semplicemente assecondarmi come si fa con i pazzi. Non chiedo altro.
8. Deve dimostrare di capirmi come nessuno mai. Parlarci senza bisogno di parole, ma solo a sguardi.
7 cose a cui penso spesso:
1. Ma in sostanza che futuro mi aspetta? Cosa farò da grande?!
2. Devo imparare ad andare in bicicletta, perché patente non me ne voglio prendere, oh!
3. Esigo una sigaretta.
4. Voglio andare a vivere in Irlanda.
5. Ma chi verrà al mio funerale? E come si comporteranno? Come saranno dopo? Perché non lo posso sapere??
6. Voglio andare al cinema.
7. Sesso, adesso.
6 cose che vorrei non aver mai fatto:
1. Aver abbandonato la ginnastica ritmica (di cui sopra)
2. Essermi iscritta al Cutelli e non allo Spedalieri. (I due licei classici della mia città, il primo, quello in cui sono andata, popolato da fighetti e figli di papà, il secondo, quello in cui sarei dovuta andare, pieno di fricchettoni. Sarebbe stato un periodo felice *_*)
3. Sesso per vendetta.
4. Far piangere le persone a cui voglio bene (sono una stronza, che ci posso fare?)
5. Aver mischiato due moment e due vodka lemon. MAI PIU', MAI PIU'.
6. Aver preso una chiavetta vodafone.
5 cose che mi disgustano in un ragazzo:
1. L'ignoranza.
2. L'acne.
3. La tendenza a diventare branco se sono presente più di due esemplari del suo stesso sesso.
4. Il maschilismo.
5. Che alzi le mani.
4 cose che mi eccitano in un ragazzo:
1. Parlerò solo del MIO ragazzo, gli altri sono esseri inutili. Ebbene si, il vederlo fumare. Fuma in un modo che...ommioddio XD
2. La sua faccia e i suoi versi quando facciamo l'amore.
3. Il suo profumo.
4. Il guardarmi come se fossi la cosa più bella e sexy dell'universo conosciuto e non.
3 smiley che definiscono la mia vita:
1. XD. In prima posizione, assolutamente.
2. u.ù Mi si addice troppo.
3. *_*
2 cose da fare prima di morire:
1. Andare in Irlanda. Assolutamente Irlanda.
2. Levarmi tutti gli sfizi del mondo. E fare un figlio.
1 confessione:
Era troppo che non aggiornavo sto blog, non lamentatevi e ringraziate che non passi il testimone XD
Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 16:24
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giovedì, 30 luglio 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 15:50
Rintracciabile in: aneddoti, mah , cerveza simpatica umorista
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domenica, 26 luglio 2009
Si, si, Cerveza è viva ma è senza internet.
E non me li avete regalati i 25 euro per ricaricare la chiavetta Vodafone, che volete?
Cerveza è viva, non ancora abbronzata, schiava di The Sims 3 e, in questo istante, con addosso il suo cane che pesa cinque chili in più di lei. Converrete con me che queste non sono condizioni ideali per scrivere.
Detto ciò cercherò di farmi viva più che posso, che mi mancano tanto il mio blog e i vostri commenti! Comportatevi bene e mettetevi la maglia della salute. Tante cose fresche.
Adiòs
Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 15:25
Rintracciabile in: comunicazioni di servizio
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giovedì, 18 giugno 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 13:24
Rintracciabile in: flash, consigli x gli acquisti, domande esistenziali, curiositĂ , dubbi amletici, mondo moderno, le ingiustizie della vita, le passioni di cerveza
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domenica, 31 maggio 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 16:51
Rintracciabile in: il lato oscuro della forza, le ingiustizie della vita, la sfiga di cerveza
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giovedì, 14 maggio 2009
LaCapa dice che quando scrivo di getto scrivo benissimo.
Sarà vero?
"Posso dire che, per la prima volta in vita mia, sono davvero davvero felice."
E se invece non lo fossi?
Cioè, ho tutte le basi per esserlo. Sono felicissima di amare ed essere ri-amata allo stesso modo, sono felicissima di aver riallacciato vecchie amicizie, sono felicissima di averne allacciate di nuove, sono felicissima e soddisfattissima della mia attuale vita.
Ma se ci fosse altro?
Ecco cos'è. C'è altro. C'è un fantasma che mi porto dietro da sei mesi, c'è una situazione in sospeso che per quanto possa mettere a dormire, basta un niente e torna a martellarmi in testa.
Basta vederti di sfuggita per un minuto, e vedere la mia e la tua indifferenza cozzare come due macigni. Ci sono le spiegazioni che non mi hai mai dato, e quelle che non ti ho potuto dare io. C'è la comprensione che cercavi e non ho saputo (nè voluto) darti, e la comprensione che mi avresti potuto dare se fossi rimasta al mio fianco. Forse mi illudo, ma non ne sono così sicura. Perché per come era il nostro rapporto tu saresti stata la prima a cui avrei confidato tutto, la prima a cui avrei chiesto un parere, la prima che avrei ascoltato. E, per come era il nostro rapporto, mi avresti capito, come mi hanno capito tutti coloro ai quali ho parlato al posto tuo. Come non mi hanno giudicato ma compreso. Come mi sono stati accanto fase dopo fase, giorno dopo giorno, paranoia su paranoia, fuga su fuga, resa dopo resa. Forse l'avresti fatto anche tu, con tutte le complicazioni del caso, come altri lo hanno fatto con le stesse complicazioni. Ma tu non c'eri e io non ero disposta a cercarti, io ti odiavo e un pò ti odio tutt'ora, perché te n'eri andata e mi avevi tagliato fuori dalla tua vita. Ero certa che non saresti più tornata. E invece l'hai fatto. Ma l'hai fatto troppo tardi. Quando ad andarmene ero già stata io. Ti odiavo e un pò ti odio tutt'ora, ma riesco a farlo solo un pò. Era del tutto fino a stamattina, ma poi ho fatto una cosa che avevo giurato di non fare più. L'averti intravista mi aveva messo i grilli in testa, io dovevo sapere e dovevo capire. Allora ho letto quello che hai scritto.
Ho letto delle tue lacrime e della tua disillusione, ho letto quello che era accaduto e la tua decisione, ho immaginato ogni frase da te scritta, ogni gesto che dicevi di fare, ero accanto a te e ai vestiti nel sacco, ero seduta sul tuo letto mentre piangevi piano, ti toccavo la spalla in segno di conforto davanti alle fotografie dei sei mesi precedenti. E tutto l'odio che provavo e che credevo mi sarebbe rimasto a vita, se n'è semplicemente andato all'istante. Forse non ho nessun diritto di provare queste cose, forse devo semplicemente rassegnarmi alla parte del mostro che mi è stata assegnata senza appello, forse devo soltanto tenere la testa alta davanti all'ennesimo segno di disprezzo, forse devo davvero cancellare tutto quello che c'è stato. Ma non voglio farlo. Non voglio cancellare il bene che ti volevo e che forse ancora ti voglio, senza alcuna spiegazione logica. Non voglio cancellare tutto quello che abbiamo condiviso. Non voglio farlo, e non posso farlo: è grazie a tutto quello se sono quello che sono.
Probabilmente verrò condannata di nuovo, e non ho intenzione di dire che non me lo meriti. Chi è senza peccato scagli la prima pietra no? E io sono troppo stronza per non averne. Ma, sai come si dice, anche il diavolo può piangere. E il fatto che oggi sia successo non significa assolutamente niente. Dovevo solo sfogarmi e scrivere queste righe. Nel tuo mondo non c'è più spazio per me.
Adiòs.
Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 20:15
Rintracciabile in: le mille avventure di cerveza
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martedì, 05 maggio 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 16:48
Rintracciabile in: flash, politicamente scorretta, le mille avventure di cerveza
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martedì, 28 aprile 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 15:52
Rintracciabile in: aneddoti, le mille avventure di cerveza, incazzata a mille
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martedì, 21 aprile 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 15:51
Rintracciabile in: comunicazioni di servizio, storie, eva luna racconta, le passioni di cerveza, born writer
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sabato, 11 aprile 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 15:32
Rintracciabile in: flash, pazzia, non sono in me, cerveza simpatica umorista
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martedì, 07 aprile 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 15:07
Rintracciabile in: sesso, politicamente scorretta, consigli x gli acquisti, mondo moderno, perla di saggezza di cerveza, lo sdegno di cerveza, cerveza simpatica umorista
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giovedì, 02 aprile 2009
Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 16:52
Rintracciabile in: special events, grazie, felicitĂ , pazzesco, le mille avventure di cerveza, oltre la realtĂ
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martedì, 03 marzo 2009
Finiamola qua.
Cerveza ha un carattere particolare. E' in grado di pagare per i suoi errori se pensa di averne fatti, e lo fa a testa alta. E sempre nella stessa posizione sa affrontare qualsiasi discussione, sia che le si vada contro, che a favore. Ma c'è una cosa che Cerveza non può tollerare: la gente che non ascolta nemmeno ciò che ha da dire e non ha le palle di dirle le cose in faccia. E, sopporta ancora meno, chi non sa un emerito cazzo delle cose e parla a sproposito. Quindi, fatevi un favore: ditele le cose in faccia se ne avete le palle, oppure tacete, che farvi duecento lire di cazzi vostri male non vi fa, ed eviterete di incorrere nella sua ira funesta...vi assicuro che non sarà una cosa piacevole.
Detto ciò, Cerveza deve raccontare cosa è accaduto, come sia possibie che in un giorno abbia rivoluzionato l'intera sua vita. E, con il permesso di LaCapa, lo spiegherò con un brano di Alessandro Baricco.
"-Schifezze.
- Cosa sono le schifezze?
- Sono cose che nella vita non bisogna fare.
- E ce n'è tante?
- Dipende. Se uno ha tanta fantasia, può fare molte schifezze. Se uno è scemo magari passa tutta la vita e non gliene viene in mente nemmeno una.
La cosa si complicava. Pekish se ne accorse. Si tolse gli occhiali e lasciò perdere Jobbard, i tubi e le altre storie.
- Mettiamola così. Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E li i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme. Capisci?
- Si.
- Dunque bisogna arrivare alla sera in pace con se stessi. Questo è il problema. E per risolverlo c'è una strada molto semplice: restare puliti.
- Puliti?
- Puliti dentro, che vuol dire non aver fatto niente di cui doversi vergognare. E fin qui non c'è niente di complicato.
- No.
- Il complicato arriva quando uno si accorge che ha un desiderio di cui si vergogna: ha una voglia pazzesca di qualcosa che non si può fare, o è orrendo, o fa del male a qualcuno. Okay?
- Okay.
E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
- Già.
- Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola li la schifezza.
- Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
- No. Ma sta' attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. E' solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.
Pehnt stette un po' a pensare.
- Ma quante volte lo si può fare?
- Cosa?
- Fare schifezze.
- Non troppe, se si vuole riuscire a dormire ogni tanto.
- Dieci?
- Magari un po' meno. Se sono vere schifezze, un po' meno.
- Cinque?
- Diciamo due. poi se ne scappa qualcun'altra.
- Due?
- Due."
Ed è esattamente ciò che è accaduto a Cerveza. Lei, la cui morale era a prova di bomba, lei, la cui forza di volontà piegava l'acciaio, lei, la cui onestà era limpida e cristallina, lei, i cui sentimenti erano congelati da cinque anni.
Cerveza ha capito che i desideri "non si può prenderli in giro più di tanto". Cerveza ha capito che con la volontà poteva fare tutto, ma quando le sue forze vennero a mancare, quando non ce la fece più ad andare contro se stessa, quando pur di non ferire chi le stava intorno si teneva la gastrite nervosa che le stava divorando lo stomaco, quando il giorno del suo compleanno i pensieri inespressi e i desideri insoddisfatti le levarono il sonno, capì che non poteva più continuare ad andare avanti così. E allora che fare? Sparire da tutti e tutto, o scatenare una guerra?
Sparire da tutto e tutti. Ecco la scelta che aveva preso. Ha iniziato troncando la storia con il suo ragazzo, quello che l'accompagnava da due anni e che tante cose belle, ma altrettante brutte, le aveva regalato. Aveva capito di non provare più i sentimenti che avrebbe dovuto provare, aveva capito che dopo un anno e mezzo passato a tenere da sola un rapporto, si era arresa e non aveva più voglia e forza per continuare. Si, sparire era la cosa più giusta.
Ma durante una conversazione possono accadere tante cose. Può accadere di iniziare a parlare del più e del meno, per finire con il confessare a quella persona con cui si sta parlando che si, è vero, c'è altro dietro al fatto di aver lasciato lui. C'è la voglia di sparire per non cadere in tentazione, anche se, come si suol dire, il frutto proibito è quello più dolce. E una parola tira l'altra, e per ogni frase che inizio io la fine è scritta da te, e per ogni frase che inizi tu la fine la scrivo io. E una parola tira l'altra e capisco che anche tu provi per me quello che provo io, e non riesco a odiarmi quanto dovrei perchè in quel momento sono troppo felice per pensare ad altro, e non so nemmeno il perchè. E una parola tira l'altra, e me lo diresti se fossimo vittime di uno scherzo vero? Perchè? Perchè sembra tutto troppo irreale per essere vero... Ma irreale bello, o irreale brutto? Purtroppo bello... Allora non te lo direi...
E Cerveza scappa via, perché quello che sente non lo prova da cinque anni, e non è possibile che lo stia provando adesso, all'improvviso, e con una persona che non appartiene a lei, ma a un'altra. Cerveza scappa via perchè lei non può fare queste cose, lei non le ha mai fatte, non è giusto, non posso, smettila di guardarmi così e fammi andare via.
Ma le parole non le uscivano di bocca. Perchè "non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti." E se fosse vero che "i desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto?". Forse "vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio". D'accordo, forse si. Ma perchè dovrei farlo? Perché ti amo. Si, in effetti questa mi sembra una giusta motivazione. E io? Io ti amo? Ma è possibile? Dopo tutto questo tempo? Di già?
Beh.
Sì.
E allora? Allora che facciamo? "solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante."
D'accordo. Lo faremo. E lo faremo insieme. Proprio come abbiamo intenzione di rimanere fino al momento in cui non starai più ore a guardarmi negli occhi e sorridere, fino al momento in cui il mio corpo non sarà modellato per le tue braccia, fino al momento in cui non ti sentirò sospirare ogni volta che mi baci, fino al momento in cui smetterò di amarti in modo così assurdo e irrazionale, e di vedere la stessa risposta rivolta verso di me.
Pagheremo, paghiamo, abbiamo pagato.
Con i diretti interessati a cui non importa nemmeno sentire una parola di scusa, a cui interessa soltanto puntare il dito contro. E ben venga. E ben venga il fango gettato addosso, e ben vengano le calunnie, e ben vengano gli sproloqui gratuiti degli sconosciuti.
Pagheremo, paghiamo, abbiamo pagato.
E ti amo. E mi ami.
E dimmi cos'altro importa.
Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
alle 22:44
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sabato, 28 febbraio 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
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venerdì, 20 febbraio 2009

Scritto con una sigaretta in mano e con il sopracciglio destro alzato dalla vostra Cerveza
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Cerveza's rules
Solo per voi, il mio blog di storie:
Born Writer
E giĂ che ci sono, ricordo a tutti coloro che copiano qualcosa da questo o dall'altro blog, che moriranno di cancro. Saluti festosi.
Me
Susanna Sicali
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Sono fondamentalmente una sognatrice frustrata. Sono una "Gaminè impertinente", a volte esibizionista a volte scazzata. Sono una gatta che vorrebbe essere una fata. Cerco in qualche posto le ali che ho perso. Sono ironica, sfociante spesso nella crudeltà e nel cinismo. Sono una sorpresa, un miraggio: nessuno capirà mai veramente la mia mente contorta. Sono una stupida che ha capito fin troppo. Sono una grandissima puttana e una perfetta suora. Posso essere la vostra migliore amica o la vostra peggior nemica: non conosco vie di mezzo. Sono lunatica, spesso allegra molte volte triste, anche se non ce n'è alcun motivo. Desidero essere speciale per qualcuno, essere amata nel modo in cui ho letto infinite volte in centinaia di libri, ricevere quel "grazie" che aspetto da tanto tempo. Sono un esempio della mancanza di certezze della mia generazione. Sono colei che non smetterà mai di sognare, e colei che non lascerà mai in pace chi ha smesso di farlo. Mi piace la sfida, odio le cose facili: voglio mettermi sempre in gioco e dimostrare quello che valgo e quello che sono capace di fare. Sono una ribelle insoddisfatta. Vorrei cambiare il mondo, ma poi penso che "è solo un'utopia". Non sono mai stata completamente felice, ma questo penso la maggior parte di voi. Sono una come tante, ma soprattutto una come poche. Do tutto, ma chiedo tutto. Sono un folletto e una comica. Sono una cioccolattomane accanita fumatrice che non ha intenzione di smettere. Sono una siciliana D.O.C. e me ne vanto immensamente. Sono un'hippie del 2000. Sono colei che vuol vivere tutto appieno. Se dovessi essere un sentimento sarei lo struggimento. Se dovessi essere un colore sarei il rosso. Se dovessi essere una pietra sarei un diamante. Se dovessi essere un elemento sarei la pioggia. Sono mediocre e a volte sublime. Sono scontata e originale. Ho un mio perché. Sono fermamente decisa ad avere una vita meravigliosa. Sono comunista e fiera di esserlo. Sono un'amante della trasgressione che ha un suo rigido codice morale. So di poter camminare fieramente a testa alta e non ho intenzione di smettere di farlo. Rimango onesta anche quando gli altri giocano sporco, e questo forse è un male. Sono colei che ha smesso di sperare in un bel futuro ma non vede l'ora di vedere cose le riserva la vita. Io sono la prima e l'ultima.
Quiero

Beh, Facciamo un censimento. Amo le fate (e il mio tatuaggio ne è un chiaro segno), le margherite, il verde bosco, le cose che luccicano (sono la reincarnazione di una gazza ladra :P), la luna, la cioccolata (preferibilmente al latte con le nocciole, gracias), lo spagnolo (e gli spagnoli), ballare, scrivere, i vampiri, la politica, dormire cullata dal suono della pioggia, l'odore di benzina, le marlboro light al mattino (ma anche in qualsiasi momento della giornata ora che ci penso), leggere, stupire tutti attorno a me, la mia città , la mia ironia e autoironia, la mia perfidia e la mia cattiveria, il riuscire a distruggere la gente solo con le parole, i miei capelli, l'autunno, il giornalismo, il mio mare, la mia cagnolina, i film che ti lasciano un segno, l'arte gotica e quella classica, gli abbracci senza parole, il romanticismo al momento giusto, i baci passionali, le farfalle e le libellule (i miei animali preferiti), la birra, il tramonto, la notte, Il favoloso mondo di Ameliè, Dylan Dog, e soprattutto Johnny Depp.
Deploro

Illudermi. Preferisco credere il peggio e restare sorpresa, piuttosto che sperare il meglio e rimanere delusa. I sogni che esistono per non realizzarsi mai, le persone ignoranti, le persone presuntuose, quelle che fanno vittimismo incondizionato e teatro in maniera deprecabile, i fascisti-nazisti-emo-fighetti/e-le darkettone/punkettone faglie che si combinano da clown per attirare l'attenzione e non sanno nemmeno di cosa stanno parlando, la matematica, quelli che dicono "ho ragione io", la gente che si dimentica di te, gli individui che non sanno stare al loro posto, la gente per cui hai dato tutto e che non ha mai detto grazie, chi ha tradito, chi si è comportato con vigliaccheria, chi non mi dice le cose in faccia, chi parla senza sapere niente e mi fermo qua perché volevo fare la filantropa ma di sto passo la lista delle cose che mi stanno sul cazzo sarà più lunga di quella delle cose che amo =P
Le Music

Andiamo con ordine va:
Carmen Consoli • Luciano Ligabue • Placebo • Modena City Ramblers • System Of A Down • Subsonica • 99 Posse • Neffa • Aerosmith • Articolo 31 • Antonello Venditti • Baustelle • Benni Benassi • Blink 182 • Caparezza • Casa del vento • Cccp • Chemical Brothers • Claudio Baglioni • Daniele Silvestri • Elio e le storie tese • Fabrizio de Andrè • Francesco de Gregori • Francesco Guccini • Garbage • Giorgio Gaber • Inti Illimani • Iron Maiden • Korn • Lacuna Coil • Madonna • Maroon 5 • Max Gazzè • Nirvana • Mika • Otto Ohm • Queen • Rem • Roy Paci • Samuele Bersani • Sud Sound System • The Ark • The Killers • Tinturia • Tiromancino • Muse • Vasco Rossi
Le mie letture

Tutti i libri di Isabel Allende e tutti quelli di Gabriel Garcia Marquez, "Il maestro e Margherita" di Bulgakov, La trilogia del "Signore degli anelli", "le Relazioni Pericolose" di Laclos, "Lolita" di Nabokov, "11 minuti" Coelho, "Notre Dame de Paris" e "I miserabili" di Victor Hugo, "Guerra e pace" "Anna Karenina" "La sonata a Kreutzer" "I racconti di Sebastopoli" di Tolstoj, "Candido" di Voltaire, Stefano Benni, Shakespeare, Stephenie Meyer (Twilight, New Moon, Eclypse), Anne Rice (Queen of the Damned, Intervista col vampiro) etc etc etc... Potrei continuare all'infinito, prima o poi farò un censimento completo, tanto per il gusto di sprecare un pomeriggio...
Attualmente leggo
Jeanne Kalogridis "I diari della famiglia Dracula"

Amici e/o Guru
**Le Storie di Cerveza**
*Il club delle zitelle*
*Parole In LibertĂ *
A Come Ignoranza
Agave
Buiodiurno
Cercasi CM Disperatamente
Ctcity
Il Giardino dell'Eden
Il MIO myspace
In-Transito
L'Aleph
LaCapa
Lu Coma Infinito
Night Moon
No IdentitĂ
Non ha un titolo tutto ciò
Ordine nuovo
Pall Mall
Revel
Senta signorina!!
Sociopatica
Studenti catanesi contro la 133
Sucuni è tutto intorno a te
Dissero di me
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Eva Luna Racconta

"Ti toglievi la fascia della vita, ti strappavi i sandali, gettavi in un angolo l'ampia gonna, era di cotone, mi sembra, e scioglievi il nodo che ti stringeva i capelli in una coda. Avevi la pelle d'oca e ridevi. Eravamo talmente vicini che non potevamo vederci, assorti entrambi in quel rito urgente, avvolti nel calore e nell'odore che emanavamo insieme. Mi aprivo il passo per le tue vie, le mie mani sulla tua vita protesa e le tue impazienti. Sfuggivi, mi percorrevi, mi scalavi, mi avvolgevi con le tue gambe invincibili, mi dicevi mille volte vieni con le labbra sulle mie. Nell'attimo estremo avevamo un bagliore di completa solitudine, ciascuno perduto nel proprio abisso rovente, ma subito risorgevamo al di là del fuoco per scoprirci abbracciati nel disordine dei guanciali, sotto la zanzariera bianca. Ti scostavo i capelli per guardarti negli occhi. Talvolta ti sedevi accanto a me con le gambe raccolte e il tuo scialle di seta su una spalla, nel silenzio della notte che iniziava appena. Così ti ricordo, in quiete." Isabel Allende, Eva Luna Racconta.
"Ti voglio raccontare una storia" disse Zedka. "Un potente stregone, con l'intento di distruggere un regno, versò una pozione magica nel pozzo dove bevevano tutti i sudditi. Chiunque avesse toccato quell'acqua, sarebbe diventato matto. Il mattino seguente, l'intera popolazione andò al pozzo a bere. Tutti impazzirono, tranne il re, che possedeva un pozzo privato per sè e per la famiglia, al quale lo stregone non era riuscito ad arrivare. Preoccupato, il sovrano tentò di esercitare la propria autorità sulla popolazione, promulgando una serie di leggi per la sicurezza e la salute pubblica. I poliziotti e gli ispettori, che avevano bevuto l'acqua avvelenata, trovarono assurde le decisioni reali e decisero di non rispettarle. Quando gli abitanti del regno appresero il testo dei decreti, si convinsero che il sovrano fosse impazzito, e che pertanto ordinasse cose prive di senso. Urlando, si recarono al castello, chiedendo l'abdicazione. Disperato il re si dichiarò pronto a lasciare il trono, ma la regina glielo impedì, suggerendogli 'Andiamo alla fonte e beviamo quell'acqua. In tal modo saremo uguali a loro.'. E così fecero: il re e la regina bevvero l'acqua della follia e presero immediatamente a dire cose prive di senso. Nel frattempo i sudditi si pentirono: adesso che il re dimostrava tanta saggezza, perchè non consentirgli di continuare a governare? La calma regnò nuovamente nel paese, anche se i suoi abitanti si comportavano in maniera totalmente diversa dai loro vicini. E così il re potè governare sino alla fine dei suoi giorni." Paulo Coelho, Veronika decide di morire
"Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato, per battere al terzo contro i denti. Lo.Li.Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita" Vladimir Nabokov, Lolita.
"Chiuse le palpebre e l'attirò a sè cercandole le labbra, aprendole in un bacio assoluto carico di promesse, sintesi di tutte le speranze, lungo, umido, caldo bacio, sfida alla morte, carezza, fuoco, sospiro, lamento, singhiozzo d'amore. Le frugò la bocca, ne bevve la saliva, aspirò il respiro, pronto a prolungare quel momento sino alla fine dei suoi giorni, sconvolto dall'uragano dei suoi sensi, sicuro di aver vissuto fino ad allora solo per quella notte stupenda in cui si sarebbe immerso per sempre nella più profonda intimità di quella donna. Irene miele e ombra, Irene carta di riso, pesca, spuma, ah! Irene la spirale delle tue orecchie, l'odore del tuo collo, le colombe delle tue mani, Irene, sentire questo amore, questa passione che ci brucia nello stesso rogo, sognandoti da sveglio, desiderandoti da addormentato, vita mia, donna mia, Irene mia. Non seppe che altro disse, nè quanto lei sussurrò in quel mormorio senza tregua, in quella sorgente di parole all'orecchio, in quel fiume di gemiti e ansimi di chi fa l'amore amando." Isabel Allende, D'amore e d'ombra.
"Sono sicura che, se avessi il buon senso di lasciarlo adesso, sarebbe disperato, e niente mi diverte come un innamorato disperato. Direbbe che sono perfida, e questa qualifica mi ha fatto sempre piacere; dopo quello di crudele, è l'appellativo più dolce all'orecchio di una donna, e anche il più facile da conquistare." Laclos, Le ralazioni pericolose.
"E la guardai, la guardai, e seppi con chiarezza, come so di dover morire, che l'amavo più di qualunque cosa avessi mai visto o immaginato sulla terra, più di qualunque cosa avessi sperato in un altro mondo. Di lei restava soltanto il fievole odor di viole, l'eco di foglia morta della ninfetta sulla quale mi ero rotolato un tempo, con grida così forti" Vladimir Nabokov, Lolita
"Ditemi dunque, o patetico spasimante, le donne che avete avuto credete forse di averle violentate? Ma per quanto una donna desideri darsi, per quanto ne abbia una voglia matta, ha sempre bisogno di un pretesto; e quale pretesto piĂą comodo per noi, che quello di cadere fingendo di essere costrette a farlo? La gloria della difesa e il piacere della sconfitta." Laclos, Le relazioni pericolose
"Lassenzio: dopo il primo bicchiere si vedono le cose come si vorrebbe che fossero. Dopo il secondo bicchiere, si vedono le cose come non sono. Infine, si vedono le cose come realmente sono, e questa è la cosa peggiore del mondo" Oscar Wilde.
"A Margherita Nikolaevna non mancava il denaro. Aveva mezzi per comprare tutto quello che desiderava. Fra i conoscenti del marito le capitava di incontrare anche persone interessanti. Non aveva mai toccato un fornello. Non conosceva gli orrori della coabitazione. Insomma... era felice? Neanche per un minuto lo era. Dacché s'era sposata, a diciannove anni, ed era capitata in quella palazzina, non aveva mai avuto un momento di felicità . Dio mio! Che cosa voleva, questa donna? Che cosa voleva questa donna che aveva gli occhi sempre accesi di una fiamma indecifrabile? Che cosa voleva questa maga, con un occhio leggermente strabico, che quel giorno di primavera s'era ornata di mimose? Non lo so. Evidentemente diceva la verità : aveva bisogno di lui, del Maestro, e non della palazzina gotica col giardino, né del denaro. Lo amava, diceva la verità ." Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita.
"Peccato che Allah, Geova, Dio -quale che sia il suo nome- non fosse vissuto nel mondo di oggi. Perché in tal caso, noi ci troveremmo ancora in Paradiso, mentre lui dovrebbe rispondere a ricorsi, appelli, rogatorie, prediche, mandati, preliminari, cercando di spiegare in numerose udienze la propria decisione di scacciare Adamo ed Eva dall'Eden, solo perchè avevano trasgredito a una legge arbitraria, priva di fondamento giuridico: 'Non mangiare il frutto del bene e del male'. Ma se lui voleva che ciò non accadesse, perchè aveva piazzato quell'albero al centro del Giardino, e non fuori dalle mura del paradiso? Se fosse stata chiamata a difendere la coppia, Mari avrebbe sicuramente accusato Dio di "omissione di atti d'ufficio": non solo aveva messo l'albero nel posto sbagliato, ma non si era nemmeno premurato di collocare tutt'intorno avvisi e barriere; non aveva adottato le più elementari misure di sicurezza, esponendo chiunque passasse al pericolo. Mari avrebbe anche potuto accusarlo di "istigazione a delinquere": aveva attirato l'attenzione di Adamo ed Eva sul punto esatto in cui si trovava l'albero. Se non avesse detto niente, intere generazioni sarebbero passate su questa terra senza che nessuno si interessasse al frutto proibito, visto che doveva trovarsi in un bosco, fitto di alberi perfettamente identici, e quindi privi di qualsiasi valore specifico. Ma Dio non agì in questo modo. Al contrario, scrisse la legge e trovò il modo di convincere qualcuno a trasgredirla, per poter inventare il castigo. Sapeva che Adamo ed Eva avrebbero finito per annoiarsi di quella perfezione e che, prima o poi, avrebbero messo alla prova la sua sapienza. Rimase ad aspettare. Forse anche lui, il dio onnipotente, era annoiato che le cose funzionassero in modo perfetto: se Eva non avesse mangiato la mela, che cosa sarebbe accaduto di interessante in questi miliardi di anni? Niente" Paulo Coelho, Veronika decide di morire
"Ho bisogno di avere questa donna, per salvarmi dal ridicolo di esserne innamorato; dove non conduce, infatti, un desiderio contrastato? Oh, godimento delizioso! T'imploro per la mia felicità e soprattutto per la mia pace. Qual fortuna per noi che le donne si difendano così male. Accanto a loro saremmo solo dei timidi schiavi. In questo momento provo per le donne facili un sentimento di riconoscenza, che mi porta naturalmente ai vostri piedi. Mi ci prosterno per ottenere il vostro perdono e metto fine a questa lettera troppo lunga. Addio, mia bellissima amica: senza rancore." Laclos, Le relazioni pericolose.
"L`indomani, si preparò con la massima cura, indossando un vestito che la madre le aveva cucito per l`inizio della scuola; poi uscì, ringraziando il Signore perché finalmente le vacanze erano finite. Ma il ragazzino non comparve. Trascorse un`intera, angosciosa settimana, fino a quando lei venne a sapere, da alcuni compagni, che si era trasferito in un`altra città .
"Se n`è andato lontano," disse qualcuno. In quel momento, Maria imparò che alcune cose si perdono per sempre. Apprese inoltre che esisteva un posto chiamato "lontano", che il mondo era vasto e il suo paese piccolo, e che le persone più interessanti finivano sempre per andarsene. Anche lei avrebbe voluto partire, ma era ancora troppo giovane. Guardando le strade polverose del paesotto dove abitava, decise comunque che un giorno avrebbe seguito i passi di quel ragazzino. Nei nove venerdì successivi, secondo un`usanza della sua religione, fece la comunione e chiese alla Vergine Maria di portarla via da lì, un giorno.
Per qualche tempo soffrì, cercando vanamente di avere notizie del ragazzino, ma nessuno sapeva dove si fossero trasferiti i suoi genitori. Maria cominciò allora a pensare che il mondo fosse troppo grande, e l`amore troppo pericoloso, e che la Vergine fosse una santa che dimorava in un cielo distante e non si curava di ciò che chiedevano i bambini." Paulo Coelho, 11 minuti
Ovviamente la Luna
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